Voci di corridoio lasciano intendere che il servizio, istituito un anno fa, verrà a breve sospeso, nonostante vi afferiscano pazienti anche da fuori regione
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“E’ noto che un ospedale lo fanno i servizi che si erogano, e non una semplice targa, nonché la bravura degli operatori”.  Così si scriveva esattamente un anno fa’ presentando il nuovo servizio di chirurgia plastica attivato presso l’Ospedale di Pantalla, e dedicato alla ricostruzione corporea integrata dei pazienti già sottoposti ad intervento bariatrico per grande obesità. Un punto di riferimento non solo per gli umbri, ma per pazienti che da tutta Italia trovano qui la possibilità di una rinascita, una seconda vita possibile grazie anche al ritrovato equilibrio morfologico e funzionale di un corpo sottoposto a forte calo ponderale.

Punto di riferimento per la sanità che, secondo voci di corridoio, a breve sarà sospeso. “Chiudono la chirurgia plastica da novembre, non lo sa?” Questa la frase che circola tra il personale e le persone che i corridoi dell’ospedale li frequenta da paziente. “Si dice che lasceranno soltanto gli interventi ambulatoriali”. Piccoli interventi in day surgery che niente hanno a che vedere con questo importante servizio – nato dalla sinergia tra la struttura di Chirurgia Plastica e Ricostruttiva e la rete dei servizi dei DCA diretta da Laura Dalla Ragione – diretto dal chirurgo Marino Cordellini e coordinato dalla chirurga Alessandra Barile.

Comunicati stampa o avvisi in merito sul sito non se ne leggono. La sezione trasparenza con la pubblicazione del solo elenco delle determinazioni dirigenziali è ferma al 2014. Non è possibile trovare qui conferme o smentite che probabilmente arriveranno visto che anche in un articolo pubblicato a marzo di quest’anno si riportavano numeri importanti: 200-250 interventi l’anno, con tanti pazienti provenienti da fuori regione (che per la sanità regionale equivalgono a grande ricchezza anche dal punto di vista economico) e Pantalla riconosciuto come luogo di riferimento in cui concentrare questo tipo di interventi specialistici.

Ci chiediamo e chiediamo allo stesso direttore della Usl Umbria 1 Andrea Casciari che definiva la cosa “un’importante innovazione a livello nazionale, dove per lo più sono offerti solo percorsi parziali o in regime non convenzionato con il servizio sanitario nazionale e quindi a carico del paziente”: sono semplici voci di corridoio quelle che parlano della sospensione di un servizio tanto importante? Sono voci di corridoio quelle che portano a pensare che l’innovazione non sia cosa su cui investire? Sono voci di corridoio quelle che fanno percepire un ulteriore depotenziamento di una struttura che è spesso oggetto di critiche perché pericolosamente etichettata come di serie B? Sono chiacchiere da bar o c’è davvero di che preoccuparsi?

 

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