Ancora una volta si è persa un’occasione: la possibilità di guardare la realtà per quello che è, scevra dal filtro riduttivo dell’ interpretazione che la rende inevitabilmente un’altra cosa.
L’albero, da subito, è apparso mostruosamente ingombrante anche per quella potente gru che faticava ad addomesticarlo alla ricerca di un equilibrio che permettesse alla sua cima di puntare dritto verso il cielo.
L’ombra minacciosa proiettata sui palazzi limitrofi dalle folte fronde ribelli, alla fine, è stata scacciata dalla mesta resa di fronte a quella missione impossibile.
Come erigere ed ancorare in sicurezza un albero di siffatte proporzioni nella nostra bellissima piazza?
Il sacrifico inutile dell’albero di Natale si è consumato tutto in questa nuda e pura evidenza.
Ma quella tentazione irresistibile di piegare ogni circostanza al giogo infernale della nostra misura, di ciò che crediamo di capire senza mai tenere in debito conto di tutti i fattori in gioco, ha riempito le pagine dei social di cattive interpretazioni, appunto, della realtà.
E non solo per l’errata ricostruzione dei fatti nel loro effettivo svolgersi ma, soprattutto, per l’angusta prospettiva da cui si è partiti, da cui quasi sempre si parte quando il “tifo” offusca la ragione negandole così dignità.
Chi non desidera per la nostra piazza, nel periodo più “magico” dell’anno, un look sempre più bello e scintillante che richiami a sé tante persone a cui offrire un’occasione imperdibile di svago e divertimento?
Chi vuole sminuire la buona volontà e l’iniziativa di chi mette energia ed entusiasmo nell’allestimento di molteplici iniziative a vantaggio della nostra città, di sostegno per il nostro centro storico e per le attività commerciale che vi insistono?
Non è certo questo in discussione.
Il punto sta su un altro livello.
Di fronte a siffatta dèbacle perché è così scandaloso porsi degli interrogativi?
L’operazione albero di Natale è avvenuta nel tardo pomeriggio sotto gli occhi di tutti quelli che si trovavano a passare di lì.
Non è stata certo l’alzata di ingegno di qualche misterioso personaggio che, approfittando della profonda oscurità della notte, ha tentato in modo maldestro e clandestino di abbellire la piazza come se fosse il giardino di casa sua.
Risponde o no ai diritti dei cittadini comprendere la genesi e l’implicazione di quelle situazioni che, non strettamente confinate nell’ambito privato, toccano tutti in quanto facenti parte della medesima collettività?
Perché, a fronte di un fallimento così marcato che ha certamente comportato spendita di tempo, di energie e di denaro è così strumentale chiedersi da dove nasce tale operazione e quale sia stato il suo iter?
E’ cosi di parte domandarsi se le regole che disciplinano la nostra civile convivenza siano state rispettate?
Le sorti della nostra comunità cittadina sono nelle mani di tutti coloro che la formano e collaborare al bene comune non è privilegio ed esclusiva soltanto di chi amministra.

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