Parlando di Jacopone, mi sono trovato spesso di fronte ad accese polemiche fra miei concittadini tuderti “pro” o “contro” le leggende che sono contenute nella sua cosiddetta Vita, edita nel 1878 da un manoscritto del XV secolo.
E’ una polemica che non comprendo, considerando che tutte le vite dei grandi personaggi, soprattutto quelle dei santi, sono descritte sia da documenti che da leggende. E’ la leggenda infatti, la metafora, la parabola, il modo più adatto per trasmettere alla più larga platea delle percezioni e dei sentimenti, ciò che non si può esprimere in concetti astratti né in teorie filosofiche o morali.
A proposito della “Vita” di Jacopone, la grande scrittrice e mistica inglese Evelyn Underhill scrive: “Prendendo il testo nel suo insieme, a dispetto dei limiti, delle distorsioni e di qualche possibile esagerazione, la “Vita” arricchisce la nostra comprensione di Jacopone e ci aiuta a capire la personalità che si rivela nelle sue poesie. Ha la stessa relazione con lo Jacopone storico di quella che hanno i “Fioretti” con la vita dei primi compagni di San Francesco. In altri termini, si tratta di leggende che elaborano antiche tradizioni, che non devono essere considerate come cronache di fatti reali, ma come indicatori preziosi del personaggio che intendono celebrare e dell’impressione che ha lasciato di sé a quelli del suo tempo. Se consideriamo in parallelo le leggende e le poesie, emerge da esse il quadro dell’uomo reale: una personalità umana vigorosa, capace di spiritualità sublime e di comportamenti stravaganti, le cui incoerenze caratteriali ci fanno comprendere le mutevoli e indocili invenzioni della sua vita piuttosto che le pie finzioni delle convenzionali agiografie.”
Nei giorni scorsi mi è giunto un messaggio da David Craig, il poeta e docente americano di un’Università della Pensylvania che presiede allo “Jacopone da Todi Book Poetry Prize”. A proposito della vita e delle leggende su San Francesco egli scrive testualmente (ottobre 2017): “Too often the word “quaint” comes up. I strongly feel that the three Companions and the Liffle Flowers have much to give us” (troppo spesso l’aggettivo “bizzarro” emerge nei commenti scritti sulla vita di Francesco. Sono fermamente convinto che le storie raccontate ne “I tre Compagni” e ne “I Fioretti” abbiano molto da dirci).
L’episodio dei polli portati al cimitero o quello del basto d’asino con cui Jacopone comparve alla festa dei suoi vecchi amici non sono forse veri, oppure non avvennero esattamente in quei termini. Ma certo ci dicono – con la viva e concreta fantasia che si trova ancora tra i vecchi contadini umbri – quale fosse l’ironia e il coraggio con cui Jacopone denunciava la vanità e l’insaziabile sete di beni materiali che ammorbavano – allora come oggi – il clima morale delle città.
E la legganda della moglie Vanna, così ingenuamente patetica, non voleva forse comunicarci lo stupore dei suoi contemporanei per la scelta così improvvisa e inattesa di passare dalla vita del gaudente a quella del penitente?
Basandomi su alcuni versi di Jacopone sono tentato di riscrivere questa leggenda. Forse Jacopone non si sposò mai, ma si innamorò di una ragazza dolcissima e così diversa da quelle che incontrava nelle baldorie dei gaudenti di Todi. Ne era forse segretamente innamorato. Quando seppe della sua tragica morte e del ritrovamento del cilicio, ne fu sconvolto: e quella fu, dopo molte riflessioni, la spinta decisiva a imboccare una nuova via nella misericordia di Dio e nella sua personale mortificazione. Tra i versi di Jacopone ne sono stati trovati alcuni di grande poesia e tenerezza, dedicati a una donna senza nome, forse la moglie Vanna o il suo amore segreto:
Recordo d’una femena
ch’era bianca, vermiglia,
vestita, ornata, morbeda
ch’era una maraviglia;
le sue belle fateze
lo pensier m’asutiglia …
(Lauda III)
Sono versi di tale bellezza e dolcezza da anticipare quelli che sarebbero stati scritti diversi decenni dopo dai grandi poeti del Dolce Stil Nuovo. Evelyn Underhill li ha tradotti in inglese, e ne sono usciti versi bellissimi anche in questa lingua:
I remember a woman
soft, rosy, and white;
fairly dressed and adorned,
a marvel to the sight.
Now I am tormented
by thought of her delight
Uno Jacopone così lontano da quello che critici prevenuti e frettolosi descrivono come cupo ed ostico! E invece così colmo di sentimento! Così tenero! Così innamorato! Così grande!










