Sviluppo delle competenze e riqualificazione della città si intrecciano nell’orticoltura urbana: come integrare donne migranti richiedenti asilo nel tessuto sociale e produttivo in una realtà come Perugia attraverso la realizzazione di orti urbani. Ci sta provando un gruppo di ong di 7 paesi europei con il progetto Urbagri4women, di cui Tamat è capofila per l’Italia.
Vengono da Camerun, Costa d’Avorio, Ghana, Iraq e Nigeria, le donne che hanno iniziato a fare pratica a Montemorcino, negli orti dell’Arcidiocesi gestiti da ACLI Perugia. In programma attività operative per prendere confidenza con il lavoro negli orti, anche grazie all’affiancamento di operatori esperti locali.
Tamat ong e vari partner locali (ACLI, ARCI, CARITAS Perugia, Orto Sole e Cooperativa Perusia) scommettono sull’orticoltura urbana per sviluppare competenze e riqualificare la città con un catalizzatore formato da donne migranti richiedenti asilo da integrare nel tessuto sociale e produttivo perugino grazie alla sistemazione di attraverso di orti urbani.
Un’esperienza sviluppata in parallelo da altre ong di diversi paesi europei legate dal progetto Urbagri4women, di cui Tamat è capofila per l’Italia.
Urbagri4Women è un progetto transnazionale coordinato da Tamat con partner in Austria, Francia, Grecia, Inghilterra e Portogallo e finanziato dalla Commissione Europea (DG Migration and Home Affairs) nel quadro del Fondo Asilo, migrazione e integrazione, per favorire l’integrazione di donne immigrate nella società di accoglienza con pratiche innovative di orticoltura in area urbana.
Tamat è una organizzazione non governativa riconosciuta dal Ministero degli Affari esteri e dalla Agenzia Italiana per la Cooperazione allo Sviluppo. Dal 1995 ha sviluppato progetti in Albania, Bolivia, Bosnia, Burkina Faso, Mali, Perù e in Italia, nelle regioni Umbria, Emilia Romagna, Marche, Lazio, Piemonte, Puglia.










