In un periodo in cui menzogne e confusione abbondano e una forma di conservatorismo regressivo porta alla pericolosa tendenza a bloccare tutto, rimpiangendo delle fantasiose visioni del passato secondo cui si “stava meglio prima” cercando un ritorno ad epoche che non torneranno più è bene essere chiari su alcuni aspetti. La forma di insicurezza che molti cittadini vivono è figlia non solo della loro condizione personale ma anche del rapporto non risolto con i nuovi venuti e con ogni forma di diversità presente, sempre esistita ma che al giorno d’oggi non viene più tenuta nascosta, ovviamente. Il punto è dove li vedi (e non per far contorno). D’accordo sul problema occupazione che abbraccia ormai cittadini e categorie ampie, ma se gli italiani incominceranno a vedere immigrati, persone con cittadinanza italiana e così via (non importa il colore della pelle) tra le forze armate e negli apparati dello stato in maniera più massiccia, rispetto al passato, oltre che nei settori tradizionali, come accade da tempo in altri paesi, questo razzismo strisciante incomincerà a scemare. E non raccontiamo la storia di una religione nemica del paese o del concetto di cittadinanza italiana. Ad esempio, sono escluse secondo la Costituzione discriminazioni basate sul genere, etnia, lingua, religione, condizioni, opinioni (art. 3 e art. 8). Riguardo alla criminalità, già il pensiero di un autore come il nostro Giorgio Scerbanenco, maestro del giallo italiano, con alcuni decenni d’anticipo ipotizzava le trasformazioni deviate della nostra società, a seguito del boom degli anni ’60 teorizzando anche una criminalità che dall’essere solo italiana, assumeva (volendo semplificare) tre facce: restava nostrana, diventava mista con bande parte italiani parte stranieri, oppure solo composte da questi ultimi. In tutto questo non bisogna dimenticare il fattore tempo che viene irriso e sottovalutato (ed è il vero problema). Le cifre parlano chiaro: per diverso tempo gli immigrati hanno svolto funzione di tampone dal punto di vista pensionistico, “pagando” con i loro versamenti le pensioni altrui. Ma tra venti anni senza ulteriori accorgimenti toccherà alle nuove generazioni incominciare ad andare in pensione, in quale situazione e in che paese ? Ma in fondo fa pensare sentir parlare di razza in una penisola che dalla caduta dell’Impero Romano ha visto fermarsi qui, e per molto tempo, barbari, bizantini, arabi, normanni, francesi, spagnoli, austriaci, solo per stare alle presenze più cospicue. Pare di ricordare le parole delle vecchie generazioni ormai andate quando ammonivano che c’era un paese trasversale e restio a qualsiasi forma di cambiamento purché non mutassero i propri privilegi. In fondo se 70-80 milioni di nostri connazionali nel mondo hanno origine italiana e sono discendenti di coloro che se ne andarono via da questo paese, un motivo ci dovrà pur essere per quelle partenze, o no?
- Federico Testadura
- 6 Agosto 2018










