Alcune riflessioni sull’estate che sta finendo:
– la cena di bianco vestiti.
La signora Marchetti pose alla nostra attenzione una domanda: “può una manifestazione essere finanziata con le tasse dei contribuenti e al contempo imporre prezzi decisamente esosi ?” L’amministrazione non ha risposto. Un mutismo elettivo. I bravi ragazzi, molto raffinati, hanno messo in atto una operazione finanziaria molto popolare: prendi due e paghi uno. Biglietto a 50 , € di cui 20 da spendere in un negozio qui vicino. Il risultato non cambia. È ovvio che i bravi ragazzi amano leggere Tomasi di Lampedusa.
– Le bustine di zucchero fritto.
Anche qui mutismo elettivo. Quattro tavoli su cui sono accatastate senza senso bustine di zucchero. Una vergogna che non sappiamo quanto costa. Ma Todi in gioco gongola e gioca. Ma chi è Todi in gioco? Ma è possibile almeno conoscere il codice fiscale?
L’ineffabile Assessora è contenta? Ha protetto le famiglie? Si è divertita giocando con le palle di zucchero filato?
– La girandola dei dipendenti comunali contro la corruzione.
Passato il focoso inizio, tutto è fermo. Chissà come mai? È vero o falso che tutto è fermo perché probabili futuri dirigenti sono sub judice e quindi si attendono i tempi della definizione delle posizioni ? Mi piacerebbe che l’opposizione, su tutti questi temi , chiedesse la convocazione di un consiglio comunale per verificare puntualmente le procedure adottate sia per finanziare le attività culturali sia per l’applicazione della legge sulla trasparenza.
– Infine Todi Festival.
Voglio esprimere qui la mia ammirazione per Bruno Ceccobelli per la mostra che ci ha regalato. Si coglie in essa la voglia mai sopita che l’uomo ha verso il cammino per conoscere mondi sconosciuti . Il passo regale dell’umanità , proposto anche nel manifesto , ci invita a non essere pigri, a non sofisticare su bianchi o neri. Tutti dobbiamo camminare per cogliere la bellezza che comunque ci circonda, anche nei piccoli simboli o nei segni indecifrabili.
Avevo scritto una lettera aperta al Signor Eugenio Guarducci. Egli mi ha risposto, e lo ringrazio, menando il can per l’aia e tirando in ballo la Dottoressa Fabiola Bernardini , da me non citata. La dottoressa Bernardini ha l’intelligenza , la cultura e la sapienza per tutelarsi da sola, come avrà ben letto, Dottor Guarducci. Evidentemente la forza del riflesso condizionato è tale che nemmeno il direttore artistico di un festival riesce a sottrarsi ad essa.
Da un gentiluomo mi sarei atteso rispetto. D’altro canto sbandierare queruli consigli non richiesti e private telefonate sono comportamenti che si addicono alle badesse e non ai gentiluomini.
Pazienza.
Di una cosa devo prendere atto. Che i bravi ragazzi con le braciole di porco hanno surclassato lo spettacolo portante del Festival, “Anelante”, lavoro carico di domande, di messaggi direttamente collegati all’angoscia procurata dalla difficoltà della comunicazione con noi stessi e con gli altri nel tempo presente.
È chiaro che è più comodo spolpare braciole piuttosto che riflettere su di noi. È qui il limite assoluto della linea culturale del festival che appare come una vuota fortezza incapace di suscitare dibattito e riflessioni nella città.
Ma una luce bella e chiara è apparsa durante il festival. La presenza di due autrici colte e raffinate, Susanna Mattiangeli e Arianna Papini, esplicite nella loro difesa della libertà per i libri. In questa occasione la natura del festival si è svelata in tutta la sua cruda doppiezza.
La padrona di casa sembrava infastidita (Oh ! Le satolle di un tempo, memorabili dee di eleganga e di grazia!)
L impalpabile si avvolgeva su sé stesso in uno strano esorcismo per rendersi evanescente. Lo zucchero fritto si spellava le mani
nell’ applaudire , pensando alle bustine. L’ineffabile Assessora che protegge la famiglia dedita a smanettamenti compulsivi sul cellulare.
Poi gli altri partecipanti che ,serenamente gioiosi, seguivano le relatrici affascinati dalla loro bellezza intellettuale e capacità dialogante.
Ecco Signor Guarducci, bisogna superare questa stupida dicotomia. Mi creda dobbiamo urlare LIBERTÀ e saremo anche più felici.

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