Il consigliere regionale Sergio De Vincenzi (Misto-Umbria next) critica i provvedimenti previsti nella legge di stabilità regionale sulle Comunità montane
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Sulle Comunità montane si cambia tutto per non cambiare nulla”. È quanto dichiara il consigliere regionale Sergio De Vincenzi (Misto-Umbria next) secondo cui “l’obiettivo della Giunta Marini sembra essere quello di creare un cimitero degli elefanti per condurre all’estinzione, attraverso il pensionamento, il personale dei cinque Enti a contratto pubblico, e traslocare tutti i problemi organizzativi e autorizzativi alla futura Giunta”.

“La legge di stabilità regionale – spiega De Vincenzi – è l’ennesimo colpo di mano regionale sull’annosa vicenda delle Comunità montane ed offre la cifra della schizofrenia amministrativa nella quale versa la Giunta Marini. In sette anni non si è stati in grado di definire un percorso coerente per il personale, le funzioni e i debiti di questi enti che hanno tuttavia ancora in carico funzioni importanti per tutto il territorio e i relativi enti locali. Adesso si porta tutto nell’Agenzia forestale regionale che come ente strumentale dovrebbe vivere di risorse proprie, ma che già oggi riceve dalla Regione un contributo che sarà destinato ad aumentare per l’assorbimento di circa 150 unità di personale con contratto pubblico”.

“C’è poi – prosegue De Vincenzi – la questione debito: ad oggi di circa 15-17 milioni di euro che si pretenderebbe affrontare costituendo un fondo di garanzia dei creditori alimentato dalla dismissione del patrimonio immobiliare delle ex Comunità montane. Un obiettivo ambizioso che non sarà perseguibile semplicemente per il fatto che fare cassa con gli immobili è oggi pressoché impossibile, perché non c’è mercato, o con un deprezzamento del 60 per cento rispetto al valore del 2008. Senza dimenticare le funzioni da trasferire in Afor, che rischia di assumere nel contempo la veste di controllore e di controllato. Così, in virtù della delega al contenzioso agro-forestale, in caso di sanzione amministrativa elevata dagli organi di vigilanza all’Afor, la stessa sarebbe costretta a inoltrare a sé stessa formale ricorso sul quale poi dovrebbe anche decidere”.

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