A Spello, nella sede dell'editore dell'Almanacco più famoso, oltre 50.000 documenti e 8000 calendari di tutto il mondo, con una Fondazione e un Bosco da visitare
almanacco barbanera 2019

Basta scorrere, anche velocemente, un Almanacco Barbanera – anche uno dei più antichi – per comprendere quanto i temi oggi d’attualità in materia di agricoltura, di ambiente, di alimentazione siano già tutti lì, in quelle pagine che hanno scandito, attraversato, guidato, consigliato, per certi versi e in parte “plasmato”, la storia agricola d’Italia da due secoli e mezzo a questa parte.

Una storia che è tradizione, esperienza distillata, saper fare, buone pratiche, conoscenza dei cicli del tempo, del cielo e della terra, dei moti della Luna. E lo è dal 1762, da quando l’Almanacco venduto per fiere e mercati, cominciò, partendo dall’Umbria, ad entrare nelle case divenendo una sorta di “bibbia” dei ceti rurali in un’Italia ancora agricola, che ai suoi consigli si affidavano ogni giorno dell’anno. Per la cura del campo, della vigna, della stalla. Per la semina e per i raccolti, per l’olio, per il vino e per la frutta. Ma anche per conoscere i giorni e i luoghi di mercato di tutt’Italia per lo scambio e la vendita dei prodotti.

Avremo una Primavera fredda sul principio. Ma i prodotti di questa stagione saranno molto saporiti. Poi l’azzurro del cielo in tutto il suo splendore rallegrerà la natura, utilissimo ai lavori di campagna”. Così scriveva Barbanera nel suo Almanacco del 1800 e così, in modo forse quasi unico, continua a fare oggi dispensando le sue buone pratiche che affidano, da sempre, il presente e il futuro alla cura della terra, alle conoscenze e all’operosità del mondo agricolo, ai suoi saperi, alle colture mai dimenticate, e alle culture che le accompagnano, al paesaggio modellato dal tempo e da gesti sapienti.

Pratiche che si fanno cibo felice perché fondato sulla ricchezza e varietà, da portare al mercato o trasformare nei piatti di ogni giorno e in quelli della festa. Narrato nei proverbi, benedetto dal Santo, consumato o conservato. Che attinge alla fonte della biodiversità dettata dal ritmo delle stagioni, dallo spirito del luogo, dal suo clima e dalle sue acque. Da una conoscenza tramandata nei secoli, da un’attualità di azioni e di pensiero che oggi come allora si alimenta a valori irrinunciabili. Che oggi si chiamano rispetto dell’ambiente, filiera corta, impronta ecologica, sostenibilità, ma che, come già suggeriva Barbanera in tempi non sospetti nell’Almanacco del 1849, altro non sono che il risultato della giusta armonia tra uomo e terra: “Se noi diciam che ingrata la terra si dimostra è falso ché la colpa è veramente nostra. Non ci curiam di porre assiduo impegno ed arte nel coltivarla, ed essa i doni non comparte”.

E si va dal seme alla tavola, dove con il Barbanera ci si sorprenderà a scoprire nel piatto qualcosa di insospettato. Non solo infatti riti e simboli di cui ormai tutti sappiamo, ma le radici di quel che siamo e soprattutto la terra, certo, ma anche il cielo, con il sole, la luna, le stelle, il vento e la pioggia. Perché il cibo narrato da Barbanera è sintesi ed esemplificazione di un sapere che vede il nutrimento come esito di un rapporto armonioso tra cielo, terra e uomo, che riflette sulle stagioni e sui valori della calendarietà e si concretizza in pratiche colturali e alimentari volte a un benessere diffuso e condiviso, che trova nella soddisfazione del “fare bene” quotidiano la sua espressione più compiuta.

Allora proprio Barbanera è quel filo rosso che mai si è spezzato, che unisce le campagne, gli agricoltori, le famiglie, le piazze dei mercati, le cucine e le tavole di oltre 250 anni della sua storia, sono tutti quei saperi e quelle pratiche che Barbanera, misuratore e specchio dei tempi, ha tramandato, mantenendone le radici ma cogliendo anche le novità, e soprattutto ha indicato come linfa vitale di un’agricoltura e di un cibo sani, sostenibili, compatibili, che riciclano e rifiutano lo spreco, credendoci sempre, anche quando i tempi correvano verso più facili e all’apparenza più efficaci realtà.

UNA STORIA, UNA TRADIZIONE, UN ALMANACCO, UNA FONDAZIONE

Barbanera, edito dall’Editoriale Campi, è calendario e almanacco tra i più noti e diffusi d’Italia. La prima edizione risale al 1762, date alle stampe a Foligno, in Umbria, dove per secoli e fino ad oggi si continua ad editarlo. Da allora ad oggi, senza soluzione di continuità, Calendario, Almanacco e Lunario – divenuti sempre di più icona di uno stile di vita che guarda all’armonia tra cielo e terra, tra uomo e natura -hanno ritmato e ritmano il tempo e la vita quotidiana in un incontro di tradizione e attualità. Perché Barbanera è buon vivere, è il “saper fare” in cui si incontrano passato, presente e futuro, di cui sa svelare bellezza e straordinarietà.

Ed è a Spello che nasce ogni anno il nuovo Almanacco, mentre accanto opera la “Fondazione Barbanera dal 1762” tra raccolta, valorizzazione, studio e attualizzazione di un ricco patrimonio di memorie, sono oltre 50.000 i documenti con una parte già consultabile online e oltre 8000 gli almanacchi di tutto il mondo dal XVI secolo ai giorni nostri. Per suggerire nuove antiche strade anche a noi, spesso frettolosi interlocutori del terzo millennio.

E poi c’è il “Bosco Barbanera“, iniziativa che a partire dal 1991 interviene in situazioni di degrado ambientale, con sostegno di associazioni, enti e altro che, in tutt’Italia, si occupano anche di disagio a vari livelli e di una nuova qualità della vita.

Sinonimo di Lunario e Almanacco per antonomasia, il lemma Barbanera è presente nei più importanti dizionari della Lingua italiana. Da non dimenticare in questo senso, proprio per la capillarità della sua diffusione, il ruolo svolto nel processo di unificazione linguistica di un’Italia che ancora Paese unito non era. Basti ricordare che quando il Belpaese nasceva Barbanera aveva già 99 anni!

Ed è stato proprio per il suo essere una tessera significativa nel mosaico della cultura e storia sociale d’Italia che al compimento dei 250anni, nel 2012 – lo Stato italiano e Poste italiane hanno dedicato alla tradizione e al Lunario Barbanera un francobollo realizzato dalla Zecca dello Stato. Ed è emblematico vedere come accanto al sole e alla luna, l’immagine riporti due agricoltori con l’aratro, a sottolineare l’inscindibile legame tra Barbanera e il mondo agricolo.

Ma c’è un altro prestigioso riconoscimento internazionale: il primo Lunario del 1762 è stato iscritto nel registro della Memory of the World, ovvero tra i documenti considerati pietre miliari nel cammino dell’umanità. 

 

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