Intervento da parte degli Uffici diocesani Beni Culturali e Sovvenire della Diocesi di Orvieto-Todi, per fare chiarezza sulla polemica della ripartizione delle risorse destinate ad Orvieto e a Todi
8 per mille diocesi

Ospitiamo l’intervento degli Uffici diocesani Beni Culturali e Sovvenire della Diocesi di Orvieto-Todi.

“Qualche tempo fa, su una rivista mensile di Todi, qualcuno lamentò che Orvieto assorbiva tutte le disponibilità economiche della Diocesi, a svantaggio di Todi.
Ora, domenica 3 febbraio, sulle pagine de La Nazione, è comparso un articolo sulla destinazione dei fondi dell’8Xmille nella nostra Diocesi di Orvieto-Todi; vi si denuncia il fatto che la ripartizione ha premiato la città di Todi a svantaggio della città della rupe. 

È proprio così: si può dire tutto e il contrario di tutto quando, nell’informare, si parte da una tesi preconcetta e a questa si piegano dei dati, magari anche veri, ma parziali, e perciò stesso fuorvianti. 

Si potrebbe subito eccepire che la Diocesi è una, e questo continuare a parlare di città del colle e città della rupe, come anche di territorio orvietano e territorio tuderte, è modo fuorviante e stantio, oltre che estraneo ad ogni visione ecclesiale della realtà, ma questo, a qualcuno, potrebbe sembrare un glissare sui fatti. E allora di fatti parliamo. 

Ogni anno, la nostra Diocesi, come tutte le altre in Italia, ha la possibilità di presentare progetti di ristrutturazione e realizzazione di edifici destinati al culto e alla pastorale, fino ad un tetto massimo stabilito, all’apposito ufficio della Conferenza Episcopale Italiana. Tali progetti, se ritenuti idonei (come quasi sempre avviene), con fondi dell’8Xmille, fino al 2017 venivano finanziati fino al per il 50% dell’importo, poi fino al 70%. 

È di tali fondi che, stando al dato “vero” del 2017, si dice, falsamente, che vanno quasi completamente destinati al territorio tuderte, «dove la Diocesi sta investendo molto», e questo, lo si lascia intendere, è prassi costante e perciò ingiusta. 

Se l’estensore dell’articolo de La Nazione (C.L.) avesse puntato all’informazione autentica, cioè completa, e non allo scoop, avrebbe potuto visionare non solo un pieghevole preparato dalla Diocesi per informare sulla destinazione dell’8Xmille nell’anno 2017, ma i documenti di tutti gli anni precedenti e fino ad oggi, scoprendo tante altre informazioni che, certo, non sarebbero stati utili per uno scoop, ma magari per informare sì. 

Avrebbe scoperto che: 
1.Da quando esiste questa modalità di finanziamento, anche se del tutto casualmente, perché nella Chiesa ci si muove tenendo conto delle necessità e non del dover spartire 50 e 50, gli interventi sul territorio orvietano e su quello tuderte, grosso modo si equivalgono, sia per numero che per importo complessivo.

2.Fino ad oggi tutte le richieste avanzate dalle parrocchie sono state evase, e perciò, anche questo casualmente, non è stato mai necessario dare ad una parrocchia che richiedeva la possibilità di presentare un intervento per il finanziamento, un qualsiasi diniego.

3.Nel 2017 la quasi totalità degli interventi ha riguardato il territorio tuderte, come l’anno successivo la totalità degli interventi è stata realizzata su quello orvietano, con il consolidamento dell’edificio del Seminario Vescovile, sede dell’Oratorio cittadino, e quello della chiesa parrocchiale di san Vito in monte, cantieri ancora attivi.

4. Nel 2017 si sono fatti lavori per il vescovado di Todi ed è stato realizzato il centro pastorale di Pantalla, come l’anno precedente erano stati realizzati interventi sul vescovado di Orvieto e, due anni prima, era stato inaugurato il centro pastorale di Castel Giorgio (e tali strutture non si realizzano tutti gli anni). 

E infine, con un po’ di attenzione alla cronaca, interpolata con informazioni che, solo a volerle, si potevano reperire facilmente in Diocesi, il signor C.L. avrebbe potuto, magari, far mente locale sul fatto che, nel 2016, nel centro Italia si è fatto sentire il terremoto che, anche se in proporzioni nettamente più modeste che in altre Diocesi, anche nella nostra ha provocato diversi danni: modesti nell’orvietano, molto più corposi nel tuderte, a motivo della vicinanza con l’epicentro. Avrebbe anche potuto scoprire che, nel 2016, la nostra Diocesi, al momento del terremoto, aveva già rinunciato a gran parte del finanziamento annuale per mancanza di richieste, finanziamento che ha prontamente recuperato per la ristrutturazione di alcune chiese danneggiate dal sisma, mentre la somma di € 300.000,00, messa dalla CEI a disposizione della Diocesi a fondo perduto per l’immediata riapertura di uno o più luoghi di culto danneggiati dal sisma, è stata destinata ad una delle parrocchie più grandi della nostra diocesi, Acquasparta, per la ristrutturazione della chiesa parrocchiale. 

Concludendo.
Preparando il pieghevole di cui sopra, pensavamo di rendere un dovuto servizio di trasparenza a tante persone che destinano ogni anno l’8Xmille della loro IRPEF alla Chiesa Cattolica. Ci rattrista un po’ il costatare che quanto è stato fatto per informare, in spirito di comunione, venga utilizzato in modo fuorviante. E tuttavia continueremo”.

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