Saimir Zmali, coordinatore regionale del Popolo della Famiglia Umbria, spiega il testo della proposta e le sue finalità.
popolo della famiglia

Il Popolo della Famiglia ha depositato in Corte di Cassazione, il 9 Novembre scorso, la proposta di legge sul Reddito di maternità. Da allora è partita la raccolta firme in tutto il territorio italiano.
Saimir Zmali, coordinatore regionale del Popolo della Famiglia Umbria, spiega il testo della proposta e le sue finalità.

Perché la scelta di portare in Parlamento una proposta di legge sulla maternità?
«La motivazione è molto semplice. La maternità è una condizione cui bisogna riservare la maggior cura e attenzione, perché le donne che vivono l’esperienza di essere madri sono tra le categorie più deboli e siccome in Parlamento il Popolo della Famiglia non ha rappresentanza politica e nessun partito presente in Parlamento, né il governo hanno sensibilità su questo tema, tanto che non è stato presentato alcun provvedimento a sostegno della maternità, abbiamo deciso di usare questo strumento di democrazia diretta per portare questa proposta in discussione in Parlamento, proposta già presente nel nostro programma politico».

Cosa prevede questa proposta di legge?
«Si tratta di una misura molto semplice ma strutturalmente efficace. Le donne, cittadine italiane, che, dopo la nascita del loro figlio/figlia decidono liberamente di dedicarsi in via esclusiva alla cura dei figli, possono fare richiesta al proprio comune di residenza, entro 15 giorni dalla nascita del bambino, di beneficiare del reddito di maternità: 1000 euro netti al mese per 8 anni. Ovviamente riguarda anche il caso di maternità adottiva. Il conteggio degli otto anni riparte alla nascita di ogni figlio. Dopo il quarto figlio diventa vitalizio ed è vitalizio da subito in caso di figlio disabile».

Perché solo le donne cittadine italiane?
«Si tratta di una scelta dettata semplicemente dalla grave situazione di “inverno demografico” nella quale si trova il nostro paese. Basta considerare i recenti dati Istat che confermano questa drammatica realtà della denatalità. Un dato su tutti è particolarmente rilevante: il tasso di fecondità che nella popolazione italiana si attesta solo all’1,32 e, nello specifico, per le donne italiane all’1,24. Ovviamente possono usufruirne anche le donne straniere che abbiano la cittadinanza italiana.
Non vogliamo risolvere il problema con i flussi migratori, ma vogliamo aiutare soprattutto i giovani ad investire nella famiglia».

Solo le donne sposate possono richiedere l’indennità di maternità?
«Assolutamente no. Tutte le donne che diventano madri, anche le ragazze madri e le donne single. È un aiuto rivolto alla maternità».

Questa proposta non vuole essere un modo per riportare la donna dentro le mura domestiche? Vuole contrastare l’emancipazione della donna?
«Il Reddito di maternità non ha nessuna finalità costrittiva, anzi vuole garantire ad ogni donna la possibilità di scegliere liberamente come gestire la propria maternità, senza dover temere di essere abbandonata dallo Stato qualsiasi sia la sua scelta. Ci sono donne che lavorano quasi come schiave e portano a casa uno stipendio inferiore ai 1000 euro. Spesso queste donne sono costrette a lavorare per poter garantire uno status economico soddisfacente alla propria famiglia. Noi vogliamo che la donna si senta libera di scegliere. Restare a casa è un lavoro a tutti gli effetti».

Quindi non si tratta di una semplice indennità di maternità, ma c’è anche un’implicazione sociale.
«Fino ad oggi le donne che hanno scelto di restare a casa per occuparsi dei propri figli sono di fatto avvolte nell’ombra. Il Reddito di maternità vuole dare anche una risposta in chiave sociale al lavoro della madri casalinghe. È un semplice atto di giustizia con cui lo Stato riconosce l’utilità sociale anche del lavoro concepito come cura esclusiva dei figli».

condividi su: