Il clamoroso boato suscitato dalle indagini della magistratura su personaggi politici di primo piano – tutti del Pd – e su alcuni alti dirigenti della sanità umbra, il cui eco è rimbalzato fin sulle principali testate nazionali, mi spinge a questa riflessione: sono sempre più convinto che la politica locale abbia bisogno di un serio percorso di moralizzazione che dovrebbe essere promosso, ad ogni livello, da tutti i partiti e attraversare profondamente ognuno di essi. Su questo scandalo che riguarda la sanità umbra ci stiamo giocando l’affidabilità delle stesse istituzioni regionali ed è evidente che l’attuale partito di governo, il Pd, deve ora fornire delle risposte assolutamente chiarificatrici sul merito delle vicende all’attenzione della magistratura.

Mi aspetto, quindi, che già dal prossimo consiglio regionale di martedì, la presidente Marini e la sua Giunta possano spiegarci meglio quanto sta accadendo in queste ore, a partire dalle indagini che vedono coinvolti i vertici politici del Pd umbro. Una conferenza stampa dove ci si dichiara estranei ai fatti, sinceramente, non può bastare davanti al pesante danno d’immagine fatto a una regione intera ed a un suo settore importante, quello della sanità, dove operano professionisti competenti e meritevoli.

Nel frattempo vanno bloccate tutte le nuove nomine relative alle figure del direttore sanitario, amministrativo e generale delle due aziende ospedaliere di Perugia e Terni e delle Asl 1 e 2. Inoltre vorrei conoscere i criteri utilizzati per formare la commissione che ha redatto gli elenchi dei candidati idonei alle suddette cariche, elenchi che vanno rivisti. Mi chiedo: i componenti di tale commissione hanno dichiarato l’assenza di conflitti di interesse con l’amministrazione regionale? È comunque triste notare che i nomi di alcuni candidati, ritenuti idonei dalla stessa commissione, sono poi finiti nell’elenco degli indagati.

La buona politica che io ho in mente, lontana dagli scandali di questi momenti di alta tensione e che giustamente allarmano i cittadini alle prese coi loro problemi di salute, gravi e meno gravi, deve saper governare la sanità dell’Umbria al pari di ogni altro servizio essenziale per la comunità, dai trasporti, alla scuola, alla viabilità. Ma questa buona politica, come dimostrano i fatti, oggi non c’è.

Nel corso della mia attività di consigliere regionale, mi sono sempre occupato delle questioni legate alla gestione della sanità regionale: ho chiesto molti accessi agli atti e ho avanzato tante interrogazioni al potere esecutivo in carica, poiché ho sempre percepito e denunciato pubblicamente, con insistente preoccupante frequenza, le storture del sistema.

Accanto ad esponenti di primissimo piano del Pd regionale i magistrati hanno indagato, fra gli altri, il direttore generale dell’azienda ospedaliera di Perugia, il direttore amministrativo, il responsabile dell’ufficio coordinamento attività amministrative, il direttore sanitario, il responsabile dell’ufficio personale, il dirigente responsabile delle professioni sanitarie e il responsabile dell’ufficio contabilità e bilancio. Le accuse dei pubblici ministeri parlano di abuso d’ufficio, di rivelazione di segreti, di peculato, di falso ideologico e materiale finalizzati alla manipolazione sistematica dei concorsi pubblici banditi dall’azienda ospedaliera di Perugia e/o dall’Asl Umbria 1. Alla luce di questi fatti, in attesa che la giustizia faccia il suo corso, riterrei opportuno nominare, come commissario, una personalità super partes al fine di garantire il normale funzionamento dell’azienda ospedaliera di Perugia, visto che il direttore generale e il direttore amministrativo sono agli arresti domiciliari.

Se un mondo di politici e di amministratori sta crollando, se un pezzo importante della sanità umbra appare ora allo sbando poiché mal gestito per convenienza voglio ribadire, con forza, che a nessuno è consentito speculare sulla salute e quindi sulla pelle dei cittadini. E sono certo che la magistratura umbra è ben attrezzata per sradicare ogni comportamento illecito, in tutti i settori della pubblica amministrazione.

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