La notizia della concorsopoli umbra con l’iscrizione nel registro degli indagati di 35 persone fra amministratori, dirigenti, politici e funzionari pubblici ha già aperto lo scontro fra i garantisti ed i giustizialisti, alcuni anche preoccupati delle conseguenze di consenso per le imminenti circostanze elettorali.
La questione in gioco non è solo riferita a concorsi truccati, a meccanismi di seduzione per carpire reciproche convenienze, o anche al naturale corso della giustizia che dovrà accertare le responsabilità, o riabilitare chi sarà ritenuto estraneo ai fatti contestati. Il danno di fiducia nella classe dirigente, in quella politica e nelle istituzioni che stiamo ricevendo è forse l’aspetto più complesso e preoccupante che dobbiamo in qualche modo contrastare e che pochi sembrano avere in mente.
Non è solo la fiducia ad essere compromessa: se le indagini in corso confermeranno che, anche con le domande preconfezionate, i candidati segnalati dovevano avere comunque un aiuto integrativo per avere un punteggio di graduatoria vincente, è evidente il declino generato nella qualità del servizio sanitario umbro. E a questo punto viene spontaneo rileggere, alla luce di questi fatti recenti, il vero e proprio dissanguamento di luminari che nel corso degli anni ha caratterizzato le aziende ospedaliere umbre, in particolare Perugia e Terni.
In quella che al momento sembra essere stata una giostra continua di favoritismi e agevolazioni non meritocratiche, il danno è ricaduto ampiamente su tutti gli utenti, i cittadini umbri, che da anni e, ora ancora di più, si ritrovano un sistema sanitario pieno di falle. Tutto questo purtroppo è lo specchio di un modo di fare non eticamente teso al bene comune, ma guidato da una fitta e ben architettata rete di clientelismo che, come Popolo della Famiglia, non possiamo non denunciare che questo estremo degrado della sanità pubblica, il settore privato si sentirà autorizzato ad incrementare il prezzo delle sue prestazioni.

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