La Valnerina, nota per la sua integrità naturalistica, per i luoghi mistici e religiosi, per la lavorazione delle carni, di tartufi, l’allevamento di ovini, la produzione di formaggio e per aver reso tutto ciò un’attrattiva turistica, si riscopre terra di vigneti. Il progetto è stato illustrato sabato a Castelvecchio di Preci, in occasione della messa a dimora della prima barbatella.
“Lavorando e percorrendo questo territorio per 20 anni – spiega l’agronomo Andrea Sisti – ci siamo resi conto della presenza di numerosi residui di piantate con viti maritate che ci hanno indotto a studiarne la storia attraverso gli statuti comunali, nei quali risulta che in questi territori erano presenti vitigni di Pecorino, Trebbiano spoletino, Aleatico e altri; abbiamo trovato tracce di vigneti fino a 1.000 metri di altitudine. Dalle carte alla realtà odierna il passo è stato breve, abbiamo scritto un progetto dettagliato che guarda lontano, coinvolto istituzioni ed imprenditori locali ed ora abbiamo messo a dimora della prima barbatella”.
Il progetto “VI.VA. – Viticultura in Valnerina”, prevede l’impianto di 120 ettari di vigneti nei prossimi quattro anni, in tre fasce comprese tra i 500 e i 1400 metri; il Pecorino sarà il vitigno prevalente.
“Vigneti che avranno anche un valore paesaggistico, rappresentando una filiera vera e propria che non va solo dall’uva al vino. Tutto il territorio sarà coinvolto – spiega Andrea Sisti – dalle unità occupazionali, a quelle produttive utili alla realizzazione del progetto. Nasceranno tre ‘Cantine di comunità’, su cui costruire una vera cultura del vino estremo: a Preci entro il 2022, poi a Norcia e Cerreto di Spoleto, a sancire la condivisione con tutto il territorio, elemento fondamentale per lo start-up del progetto”.









