Non trovo parole più appropriate di quello che ho letto scritte da Matteo Grandi. Condivido la sua incredulità per quanto sta accadendo in Umbria e chiedo ospitalità a tanta efficace sintesi.
Oggi il Consiglio Regionale ha respinto le dimissioni della Presidente Marini (presentate circa quattro settimane fa) con il voto decisivo della stessa Marini che in aula ha votato contro le sue stesse dimissioni (pur avendole presentate come “irrevocabili”).
Adesso la legge le permette di prendere tempo e decidere nei prossimi giorni se andare avanti così, come se niente fosse, o dimettersi comunque. L’ennesima melina che ha il sapore della beffa.
Quale che sia la decisione finale siamo di fronte a un teatro dell’assurdo da far impallidire Beckett e Ionesco, qualcosa di talmente surreale da meritare una stagione di Black Mirror. L’istinto di sopravvivenza di questa classe dirigente e di tutti i consiglieri che hanno votato contro le dimissioni pur di restare aggrappati a poltrone, privilegi e stipendi ha qualcosa di commovente.
Così commovente che da umbro sto piangendo e mi sto vergognando per una delle più colossali manfrine politiche che si ricordino a memoria d’uomo. Oggi la sinistra umbra aveva un’opportunità enorme per provare a rialzare la testa con un briciolo di dignità. Ma piuttosto che salvare la faccia hanno preferito salvare la poltrona.
Con tanti saluti a proclami e buone intenzioni sventolate nelle scorse settimane.
Scelta miope, temo. Perché la gente non è sprovveduta e questo ribaltone (provvisorio o definitivo che sia) sancisce la fine di un gruppo di potere troppo arrogante per avere il privilegio rappresentare una regione fatta di gente che lavora, fa sacrifici e merita rispetto.
Ovviamente nessuna di queste considerazioni vuole avere una connotazione giudiziaria: il garantismo è un fondamento della nostra società e i processi non si fanno su Facebook ma in tribunale. Oggi la partita è tutta politica ed è stata una partita giocata malissimo che segna una pagina nera per la nostra regione rossa.
Arrivati a questo punto non è più sufficiente neppure voltare pagina. Occorre cambiare libro.










