I mesi che ci separano dal voto da cui scaturirà il nuovo governo della Regione Umbria rappresentano lo spazio temporale necessario, alle forze del centrodestra, per definire i contenuti in grado di caratterizzare l’avvento di una nuova stagione politica per l’Umbria.
È pertanto indispensabile che accanto all’incipiente valzer sui nomi e sui rispettivi ruoli di chi sarà chiamato a interpretare i nuovi equilibri politici alla guida della Regione si accompagni, senza ritardi e distrazioni, la costruzione e la messa a punto dello scaffale delle idee per essere pienamente e legittimamente all’altezza dei compiti assegnati dagli elettori. Senza affievolire l’entusiasmo sull’onda della recente tornata elettorale, che ha visto in auge la coalizione del centrodestra umbro, arriva un monito chiaro, non il primo, dalla Banca d’Italia. Nel rapporto Economie regionali, riferito all’anno 2018, emerge ancora una volta il profilo di una regione in sofferenza riguardo al proprio sviluppo. La nostra economia cresce troppo poco, addirittura in misura inferiore alla crescita asfittica del Paese. Un dato, dunque, che si è cronicizzato e che comporta implicazioni negative sulle prospettive di tenuta del tessuto sociale ed economico dell’Umbria. La spinta al lavoro e alla capacità di produrre ricchezza è il tema prioritario che il nuovo governo della regione dovrà affrontare. È una sfida che per essere vinta richiede forti discontinuità, di idee e di metodo, e un impegno rigoroso in direzione dell’innovazione e della modernizzazione della società locale in tutte le sue articolazioni. Questo è il compito che sta in capo alle forze del centrodestra e assolverlo comporta consapevolezza, responsabilità e una chiara visione politica ancorata alla volontà di rendere l’Umbria, finalmente,una terra di opportunità e di progresso.

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