Lunedì 14 ottobre, alle ore 15:30, nel Salone del Vescovado, si terrà la presentazione del libro-fumetto del quale è autore uno dei sacerdoti più legati alla comunità tuderte
fortuna san fortunato

Lunedì 14 ottobre, alle ore 15:30, nel Salone del Vescovado, a Todi, si terrà la presentazione del libro-fumetto “Fortuna che c’è San Fortunato”, del quale è autore Don Marcello Cruciani, sacerdote tra i più legati alla comunità tuderte.
Nell’occasione sarà il dottor Filippo Orsini, direttore dell’Archivio Storico Comunale, a parlare del Patrono di Todi e del suo tempo.
Qui di seguito, invece, ospitiamo un intervento dello stesso Don Marcello Cruciani.

Abito al piano più alto del palazzo vescovile di Todi, insieme ad altri tre sacerdoti. Da qui ogni giorno vedo la chiesa di san Fortunato, con il suo alto campanile, in tutta la sua bellezza. Credo che, almeno in Umbria, a nessun santo Patrono locale è intitolata una chiesa così maestosa e imponente. Ma aldilà del fatto storico–artistico-architettonico, di questo grande edificio sacro è il “cuore” che mi interessa: tutto è stato edificato intorno al sepolcro del santo Patrono.

Del vescovo Fortunato sappiamo poco e quello che conosciamo lo dobbiamo al pontefice San Gregorio magno, che di lui parla nel libro dei Dialoghi, riportando le testimonianze di alcuni contemporanei del santo.
Conosciamo invece piuttosto bene il contesto storico in cui il vescovo Fortunato ha operato.

Dal 535 al 553 la penisola italiana fu sconvolta dalle guerre greco-gotiche. Un tempo difficile, travagliato e di grandi sofferenze. Venti anni di conflitti, documentati da Procopio di Cesarea, un vero e proprio “inviato” di guerra, che pur concentrato a descrivere le strategie dei generali, le battaglie, gli intrighi di corte, non ha tralasciato le grandi sofferenze delle popolazioni: «molti, mentre camminavano e masticavano fra i denti le ortiche, cadevan morti a terra (…).Molti, tormentati dalla fame, si suicidarono, non trovando né cani, né topi, né cadaveri di animali, di che cibarsi» . Questo brano è tratto dalla sua opera Le Guerre gotiche, e descrive l’assedio di Roma del 546.

In questo contesto storico si inserisce il vescovo di Todi Fortunato: le città dell’Umbria sono intensamente coinvolte in questa guerra: la via consolare Flaminia, che l’attraversa, è costantemente percorsa da eserciti schierati su opposti fronti. Altri vescovi, come Fortunato, cercano di svolgere la propria missione a favore della città in cui risiedono: Fulgenzio a Otricoli, Cassio a Narni, Ercolano a Perugia, Florido a Città di Castello.

San Fortunato non è fuggito davanti alle difficili situazioni in cui era immerso il suo mondo, ma ha vissuto fino in fondo la sua missione. Oggi, per altre cause, ci troviamo coinvolti in cambiamenti epocali e molte certezze, su cui si fondava il nostro agire, stanno venendo meno. Questo non ci impedisce di rafforzare la nostra fede in Gesù Cristo vivendo con maggior intensità la virtù cristiana della Speranza, la più trascurata delle tre. Scriveva Sant’Agostino, vissuto nel V secolo:«La speranza ha due bellissimi figli: lo sdegno e il coraggio. Lo sdegno, per le realtà delle cose, e il coraggio per cambiarle». San Fortunato, da uomo di Dio, ha lottato con coraggio per cambiare in meglio il suo mondo.

Il genere di fumetto che ho disegnato si incentra su delle vignette con battute umoristiche. Sembra bizzarro l’uso di questo linguaggio per un Santo che, come Fortunato, aveva a che fare con il diavolo, le guerre, i soldati e i problemi della gente. Una risposta molto pertinente la troviamo nell’esortazione apostolica di Papa Francesco sulla chiamata alla santità nel mondo contemporaneo, Gaudete et exultate. Così il Papa si esprime: «Quanto detto finora non implica uno spirito inibito, triste, acido, malinconico, o un basso profilo senza energia. Il Santo è capace di vivere con gioia e senso dell’umorismo. Senza perdere il realismo, illumina gli altri con spirito positivo e ricco di speranza. Essere cristiani è “gioia nello Spirito Santo”(Rm 14,17)».

Mi auguro che questa “strana” vita di San Fortunato possa contribuire a far conoscere meglio lui e la sua opera e, soprattutto, che venga letta anche dalle nuove generazioni.
A San Fortunato chiedo che ci aiuti a guardare con speranza a questo nuovo millennio, che si presenta con tante incognite, ma anche con nuove opportunità. Da tanti secoli il nostro patrono veglia su di noi: siamo sicuri che continuerà a farlo. Fortuna che c’è Fortunato.

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