Quale rappresentante di lista, ho passato l’intera giornata di domenica 27 ottobre, e anche parte della notte, al seggio n.1 Todi Centro.  La sensazione che il centrodestra a trazione Lega/Salvini avrebbe vinto e’ stata costantemente percepibile.
L’alba del giorno dopo ha illuminato impietosamente le proporzioni mastodontiche di una sconfitta epocale.

Sicuramente sono molti e gravi gli errori disseminati lungo il breve tragitto che ha portato all’accordo tra PD e i 5 Stelle, all’ appoggio alla candidatura del pur bravo Bianconi e alla compilazione della lista del PD. Ma la sconfitta viene da lontano ed era già ampiamente preannunciata prima ancora di Sanitopoli che, comunque, ha inferto il colpo mortale.Gli elettori umbri non sono improvvisamente impazziti e Salvini non è un mago: è stato solo l’abile raccoglitore del malcontento diffuso nei confronti di quella compagine politica che, al di là del bene e del male, e’ al timone della Regione Umbria da più di 50 anni.

La chiave di volta, dunque, è stata l’esigenza di cambiare lo status quo e quello che sembrava immutabile, sicuramente favorita dal forte spirare del vento delle destre, dalla grave crisi economica, dalla perdita delle identità e dei punti di riferimento e da altri innumerevoli fattori che dovranno essere individuati attraverso una analisi seria e approfondita.

L’alternanza in una democrazia e’ salutare quando  impedisce il radicamento del potere e della corruzione, di quella illegalità di cui,  chi la pratica, ne ha perso irrimediabilmente ogni traccia di disvalore, ma non quando mira a sostituire un sistema di potere ad un altro. 

La necessità di cambiamento e di rinnovamento dovrebbe costituire un imperativo categorico anche in politica ed attraversare gli schieramenti, i partiti ed i singoli esponenti, non solo quando si viene clamorosamente bocciati dagli elettori. 

È il naturale evolversi della realtà e delle cose che suggerisce la necessità di individuare nuovi protagonisti e nuovi programmi capaci di elaborare proposte e soluzioni che possano migliorare la vita  delle persone.

Come si può’ essere ancora credibili, ora che i valori si fanno liquidi, che le certezze cadono, che si dissolve la percezione di una positività che comunque c’è, del legame tra noi e gli altri, della responsabilità collettiva, ora che abbiamo smarrito il significato e l’importanza di essere parte di una comunità e ci accontentiamo di difendere la nostra tribù? 

Non esistono certo istruzioni pronte all’uso.

Intanto, facendo con onestà’ e diligenza ciascuno il proprio pezzetto, che per il politico e’ quello di lavorare per la costruzione del bene comune avendo  ben chiara la responsabilità che lo investe e lo scopo del compito che ha sottraendosi alla tentazione del potere fine a stesso e alla logica della convenienza egoistica.

Sembra scontato che chi fa politica si adoperi per gli altri, per cambiare la realtà in modo tale che questa sia sempre piu rispondente ed adeguata ai bisogni e ai problemi delle persone.

Ma purtroppo non lo è. Aria nuova e nuova prospettiva dunque.

Si riparta proprio dalle macerie ancora fumanti della sconfitta per ritrovare innanzitutto le ragioni dell’impegno politico, quasi mai improntato sui valori di cui ci si proclama portatori, riporre cioè la propria posizione in modo chiaro e ridire con convinzione che cosa ci preme, dentro alla verifica della sua ragionevolezza ed adeguatezza alla realtà.

Occorre rompere gli schemi asfittici e stantivi di un sistema che ha trasformato i diritti di tutti in privilegi per pochi, riposizionare l’uomo al centro dell’azione politica e amministrativa  privilegiando l’ascolto e il confronto con le persone attraverso il radicamento con i territori e le loro peculiarità’.

Ricominciare cioè’ da quella che si definisce politica dal basso che ha inizio all’interno degli organismi e apparati di partito.

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