Fatto 100 il Pil medio nazionale per abitante, l’indice dell’Umbria è infatti sceso da 101 nel 1999 a 85,4 nel 2017
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Rapporto Mediacom043 sull’andamento del Pil pro capite e Pil complessivo nelle regioni italiane dal 1999 al 2017. Il Pil pro capite italiano è ancora inferiore del 7,9% a quello pre-recessione del 2007. Tra le regioni solo la Basilicata è riuscita a raggiungere e superare il livello del Pil pre-crisi. Quelle più in ritardo sono Molise, Umbria e Lazio.

Nel 2017 (ultimo anno per il quale l’Istat fornisce i dati del Pil per abitante e del Pil a livello regionale), l’Italia è ancora lontana, in termini di Pil per abitante, dal livello raggiunto nel 2007, ultimo anno prima della grande recessione. Il Pil per abitante del 2017, infatti, in termini reali (ossia al netto dell’inflazione) è ancora inferiore del 7,9% rispetto a quello del 2007. Il che, in soldoni, significa che, a livello di Pil complessivo, l’Italia è ancora indietro di oltre 132 miliardi di euro (in altre parole, nel 2017 dovrebbe avere oltre132 miliardi di euro di Pil complessivo in più per stare, in termini reali, come stava nel 2007).

Tra le circoscrizioni territoriali, nel 2017 il Nord ha un Pil pro capite medio inferiore in termini reali del 5,8% rispetto a quello del 2007, il Centro-Nord segna invece -7,7%, il Centro -12,2%, il Mezzogiorno d’Italia il -10,7% (con il Sud continentale che fa -9,7% e le Isole -12,8%). Tra le regioni italiane, sempre in termini di Pil per abitante soltanto la Basilicata ha non solo recuperato, ma superato del 3% il livello del 2007. Secondo miglior risultato quello del Trentino Alto Adige (-1,9%), al terzo posto la Lombardia (-3,8%). In coda, l’andamento peggiore lo mostrano il Molise (Pil pro capite reale -18% tra 2007 e 2017), l’Umbria (-17,7%) e il Lazio (-14,6%).

In Umbria, il crollo del Pil per abitante, cioè del valore monetario della ricchezza prodotta, diviso per il numero degli abitanti, è ben sintetizzato dall’indice. Fatto 100 il Pil medio nazionale per abitante, l’indice dell’Umbria è infatti sceso da 101 nel 1999 (ossia, in termini di Pil per abitante la regione era più ricca dell’1% rispetto al dato italiano) a 85,4 nel 2017, con un arretramento di 15,6 punti percentuali che è il più elevato in assoluto tra tutte le regioni. 

Così, se nel 1999 il Pil pro capite dell’Umbria era inferiore del 16,1% a quello del Nord, tale divario si allarga al 29,9% nel 2017. E rispetto a quello Centro-Nord il Pil pro capite dell’Umbria passa da un divario negativo del 14,3% nel 2019 a uno – decisamente più negativo – del 27,5% nel 2017.
Si stringe invece di molto il divario favorevole all’Umbria nei confronti del Mezzogiorno d’Italia: nel 1999 il Pil pro capite dell’Umbria superava del 47,5% quello del Mezzogiorno, nel 2017 lo supera del 21,1%. Infine, l’Umbria perde terreno anche nei confronti del Centro (da un divario sfavorevole all’Umbria del 9,7% nel 1999 a uno del 21,1% nel 2017).

Se l’Umbria, dal 1999 al 2017, avesse avuto lo stesso andamento del Pil per abitante della media nazionale (che, peraltro, dal 1999 al 2017 è andato male, calando come detto del 7,9% in termini reali), avrebbe nel 2017 un Pil complessivo (ossia il valore monetario dei beni e servizi prodotti nella regione nel 2017) pari a 24,837 miliardi di euro, invece dei 21, 572 che ha realmente. In altre parole, nel 2017 mancano all’appello in Umbria 3,265 miliardi di euro di Pil complessivo annuo. 

Un ‘buco’ annuo di grandi dimensioni se si pensa che si può calcolare che, in termini reali, negli ultimi 10 anni l’Umbria – sempre facendo il confronto con la media nazionale – ha avuto un ‘buco’ complessivo di produzione di ricchezza (frutto della somma dei ‘buchi’ di ogni anno) pari a oltre 23,7 miliardi di euro. 

Per fare un altro esempio, prendendo a riferimento il 2017, anche se nei prossimi 5 anni l’Umbria avesse un andamento del Pil reale per abitante uguale a quello medio nazionale, il ‘buco’ quinquennale – derivante dal crollo degli ultimi 18 anni che ci portiamo dietro – sarebbe comunque di oltre 11,8 miliardi di euro nel prossimo quinquennio.

Il Pil per abitante della regione, fatta 100 la media dell’Ue a 28 Stati, è passata da un incide di 104 a uno di 83 tra il 2016 e il 2017, perdendo ben 21 punti percentuali rispetto alla media Ue a 28. Questa perdita così consistente ha determinato il passaggio dell’Umbria da regione tra “le più sviluppate” a “regione in transizione”.

Infine, Per tornare al Pil che c’era nel 2007, ossia prima della grande recessione, all’Umbria mancano ancora (non tenendo conto dell’andamento della popolazione registrato nel periodo), in euro 2017, 3,847 miliardi annui di Pil.

Quanto all’andamento delle due province umbre, in termini di valore aggiunto per abitante (l’Istat per le province non fornisce il dato del Pil per abitante, ma quello del valore aggiunto per abitante, che al momento si ferma al 2016 differisce dal Pil per alcuni elementi), tra il 2007 e il 2016, il calo in termini reali sia stato molto pesante per entrambe le realtà, ma più marcato in provincia di Terni (-20,4%) che in quella di Perugia (-17,5%). In altri termini, il Ternano ha perso in dieci anni oltre un quinto della propria ricchezza annua prodotta. Di conseguenza, il Pil pro-capite della provincia di Terni, che nel 2007 era il 92,6% di quello della provincia di Perugia, nel 2016 scende all’89,3%.

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