È di pochi giorni fa la notizia degli arresti per le infiltrazioni mafiose in Umbria. E non è nemmeno una notizia. Così come non sono nuovi i settori dove la mafia fa affari. Droga, edilizia, politica. Se per i primi due le conferme non mancano, e gli arresti sono qui a dimostrarlo, per la politica bisogna andare con i piedi di piombo.
In primo luogo, perché non vi è nessun politico indagato nell’inchiesta. Secondariamente, perché la nostra cultura politica è per il garantismo. Tuttavia, quando si parla di mafia, non di una contestazione afferente all’attività amministrativa, entra in gioco una questione di opportunità politica. Ci chiediamo: è normale che due affiliati alle ‘ndrine parlino di politici come fossero un loro comitato elettorale?
Le prese di distanza da parte dei politici tirati in ballo nelle intercettazioni sono arrivate puntuali. Parliamo in particolare di Nilo Arcudi, già vicesindaco per Boccali, Presidente del Consiglio Comunale di Perugia eletto nelle fila della coalizione Romizi e candidato alle ultime elezioni per una lista a sostegno della Tesei. Timide fino ad ora le prese di posizione, anche perché la maggioranza di Romizi sembra scricchiolare su questa vicenda. In seguito alla richiesta di dimissioni di Arcudi, pervenuta dal suo stesso “compagno” di Perugia Civica, si è aperta di fatto una crisi che dimostra il motivo per il quale la questione sia volutamente tenuta sottotraccia.
Durante le ultime campagne elettorali, sia amministrative che regionali, abbiamo visto, soprattutto a destra, utilizzare toni forti senza lesinare polemiche gratuite. Ad oggi, su una questione così importante, anche da chi nel nostro comune ha organizzato eventi in appoggio di Arcudi – parliamo della lista Unione Civica per il Territorio – non è arrivata nessuna dichiarazione, nemmeno dall’Amministrazione sempre puntuale invece a informare i cittadini sul proprio lavoro.
Il silenzio sulla questione non contraddistingue soltanto le nuove maggioranze, ma anche chi fino a ieri era al governo della Regione e delle tante amministrazioni che hanno cambiato bandiera. Anche perché l’altro nome uscito dalle intercettazioni riguarda la ex consigliera PD, Alessandra Vezzosi.
I nuovi inquilini, insomma, non ci hanno messo molto tempo a prendere l’abitudine cara a chi li aveva preceduti: non dire nulla nella speranza che nessuno ne parli.











