Condividi su facebook
Condividi su twitter
Cia Umbria: “Bene l’apertura verso le richieste degli allevatori, ma servono incentivi per trasformare il problema in risorsa. L’agricoltura non può essere l’unico imputato”
zootecnia

Rivedere le zone vulnerabili da nitrati (ZVN) e ripensare all’utilizzo virtuoso dei reflui per farne una risorsa in un’ottica di vera economia sostenibile. Sono le proposte che CIA-Agricoltori Italiani dell’Umbria ha portato al tavolo regionale, convocato questa mattina dall’Assessore all’Agricoltura Roberto Morroni, dopo l’allarme lanciato dagli imprenditori agricoli del comparto zootecnico sulla delibera regionale dello scorso dicembre in materia di acque reflue. La Regione ha ampliato le ZVN aggiungendo 10 nuove aree in tutta l’Umbria, per una superficie totale di 104.884 ettari, di cui ben 64.776 di nuova individuazione. Un colpo al comparto zootecnico che si vede ridurre gli spazi necessari all’utilizzazione agronomica dei reflui stessi.

“Giudichiamo positivo il confronto con l’Assessore Morroni  – ha detto Mirco Biocchetti, Responsabile settore zootecnia Cia Umbria – che ha assicurato un’apertura alle nostre istanze. Già la prossima settimana verrà convocato un altro tavolo per studiare soluzioni sui prossimi interventi normativi in materia, dal momento che al vaglio ci sono ulteriori 15 zone vulnerabili che l’Arpa deve ancora valutare”. La delibera regionale non fa che seguire la direttiva europea Nitrati di 30 anni fa (1991) che mira a prevenire l’inquinamento delle acque sotterranee e superficiali provocato dai nitrati provenienti da fonti agricole. 

“In questi anni molte sono state le buone pratiche realizzate dalle nostre aziende per affrontare il problema – prosegue Biocchetti – ma è altrettanto vero che la normativa per i nostri agricoltori è fortemente limitante: farsi carico dei reflui significa subire tutta una serie di controlli e di aspetti burocratici asfissianti, se a questo aggiungiamo una sempre minore disponibilità dei terreni, allora si capisce quanto la delibera sia paralizzante per gli allevatori umbri”.   

Da un lato, quindi, chiediamo di intervenire dando maggiore respiro alla zootecnia, traino dell’agricoltura umbra nonostante la crisi del consumo di carne, dall’altro auspichiamo incentivi, attraverso il PSR, per permettere alle aziende di trasformare il problema in risorsa. Ad esempio, reflui che diventano bio metano o energia elettrica green”. Altra istanza di Cia è studiare nel dettaglio le cause che provocano inquinamento.

Il primo imputato è sempre la zootecnica,  – ha affermato Bioccchetti – eppure ci sono zone dove è altissimo l’impatto dei reflui che arrivano da scarichi civili, dove i controlli sono scarsi o inesistenti. Un esempio è Petrignano d’Assisi, dove 10 anni fa il problema dei reflui  portò alla chiusura di tutti gli allevamenti suini. Ad oggi, nella stessa zona, i parametri di inquinamento secondo Arpa restano alti. A chi imputiamo la colpa?” “La nostra richiesta è quindi partire dal monitoraggio e dal controllo,  – conclude Biocchetti di Cia Umbria – interpretare i dati che già abbiamo, e studiare soluzioni per affrontare la questione come opportunità di crescita e sviluppo sostenibile per tutti”. 

condividi su:

Condividi su facebook
Condividi su twitter