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Il resoconto della festa liturgica, tenutasi dal 7 al 9 Febbraio 2020 presso il Santuario dell’Amore Misericordioso di Collevalenza
Foto Cardinale

Una gran folla di pellegrini e di giovani sono intervenuti  alla Veglia di preghiera con la quale si è aperta, venerdì 7 febbraio, la Festa liturgica della Beata Speranza di Gesù.
Pellegrini numerosi sono giunti da Aosta, Bolzano, Brindisi, una Corale di giovani di Jesi, e  ancora da Fermo, Mantova, Perugia,  Perugia-Ordine di Malta, Prato, Porto viro, Ravenna, Roma-Casilino, Santeramo, e dalla Svizzera.   

Alle prime luci dell’alba di sabato 8 sono cominciati in Cripta le preghiere dei fedeli  e, successivamente,  si  sono ritrovati un nutrito gruppo di sacerdoti,  Figli dell’Amore Misericordioso, e di sacerdoti che hanno conosciuto in vita la Madre, per  concelebrare con  P. Aurelio Pérez, superiore generale Fam, la S. Messa del pio transito. 

Nel corso della concelebrazione P. Aurelio ha  posto in risalto alcune espressioni di Madre Speranza: “chi ama o desidera veramente amare Dio, si sforza di togliere da se tutto quello che a lui non piace ed è molto contento della sofferenza”  e ancora ”Fa Gesù mio  – scriveva M. Speranza  in  El pan 18, 587 – che abbia sempre in mente che la carità e l’umiltà sono il fondamento della santità e che la raggiungerò solo con il tuo amore. Gesù mio, so che il mio povero cuore non riuscirà mai ad amarti come meriti, ma io ardo dal desiderio di amarti e unirmi a te,  perché tu possa comunicarti a me”.

Alto è risuonato il ritornello: “Speranza, Speranza/resta sempre con noi/ insegnaci ad amare Gesù…..Speranza, Speranza/resta sempre con noi/ insegnaci ad amare Gesù.”

Alla liturgia delle acque ha fatto seguito alle ore 12 la S. Messa del Pellegrino celebrata da P. Ireneo Martin, Rettore del Santuario.  P. Ireneo  all’omelia ha tracciato un appassionato profili della vita e dell’opera di Madre Speranza di Gesù.
Alle 17  ha celebrato la S. Messa  Mons. Domenico Cancian, Fam –  vescovo di Città di Castello. A seguire la piccola Corale di voci bianche di Roma-Casilino.
Alle 21, 15  Gruppi musicali giovanili si sono esibiti per una serata in onore di Madre Speranza.

Domenica 9 febbraio alle ore 11,30 ha presieduto una solenne concelebrazione il Card. Francesco Montenegro Arcivescovo di Agrigento. Al momento della Omelia il porporato ha detto: ”La parola di Dio or ora ascoltata, sembra, detto con gergo sportivo, che abbia voluto preparare la volata a una campionessa come Madre Speranza. Madre Speranza con la sua vita ci fa capire il significato di quelle parole: “Quello che è stolto per il mondo, Dio lo ha scelto per confonderei sapienti; quello che è debole, per confondere i forti; quello che è nulla, per ridurre al nulla le cose che sono, perché nessuno possa vantarsi di fronte a Dio… se il chicco di grano, caduto in terra, non muore, rimane solo; se invece muore, produce molto frutto”. 

Sono parole che tinteggiano le caratteristiche dei santi, e descrivono minuziosamente Madre Speranza.  Parlare di lei è parlare di una donna ordinaria che ha vissuto straordinariamente, tanto da diventare, non è esagerato, un gioiello della Chiesa.”

“Penso – ha soggiunto il Cardinale- al mio pomeriggio passato con lei a sbucciare fagiolini e a parlare come se ci conoscessimo da tempo. I santi mettono sempre a proprio agio. Papa Francesco dice che ha strada della santità è la strada del cristiano”.

Nella nostra società di parla e si canta abbondantemente di amore, eppure se ne incontra poco in giro… persone come Madre Speranza, donna semplice e fragile ma forte e significativa  è stata parola di profezia e di speranza, di testimonianza convinta e di amore appassionato, di presenza e di servizio, di incarnazione  e  di comunione”

Essere santi – ha sottolineato il Cardinale Montenegro – non significa essere degli Ufo o dei supereroi, la differenza tra gli eroi e i santi è la testimonianza, l’imitazione di Gesù Cristo: andare sulla via di Gesù, essere persone vere, mature, coraggiose anche se fragili, quelli della porta accanto, piccole e grandi insieme, capaci di andare contro corrente in quanto la santità è la misura alta della vita cristiana ordinaria. Madre Speranza, donna di fede concreta, è stata tutta di Dio e per questo tutta per gli uomini. E’ stata una contemplativa-attiva”.
“Mi piace soffermarmi – ha detto  ancora il Cardinale – su un aspetto importante della vita di Madre Speranza, quello della carità e dei poveri. Per lei l’amicizia per Gesù non è stato un sonnifero, ma una bomba. Un segno è il Natale in cui riuscì a dare da mangiare a circa 400 persone. Alle reazioni della padrona di casa che li voleva tutti fuori, significativa fu risposta di Gesù: “Speranza, dove non possono entrare i poveri, non entrare neppure tu. Fuori da questa casa”.

La mia aspirazione sono stati sempre i poveri, diceva madre Speranza e continuava: in tutte le nostre case dovrebbero essere esposte queste parole: “chiamate, poveri, e sarete soccorsi; chiamate afflitti e sarete consolati; chiamate malati e verrete assistiti; chiamate orfani e nelle Ancelle dell’Amore Misericordioso troverete sempre le vostre madri.

Madre Speranza diceva ancora: ”La carità dev’essere il nostro distintivo e la virtù che deve portarci ad amare i poveri come noi stessi”.

Alle ore 16 si è tenuta la S. Messa presieduta da Mons. Mario Ceccobelli, Vescovo emerito di Gubbio, e alle 17,30 la S. Messa presieduta da Mons. Benedetto Tuzia, Vescovo di Orvieto-Todi  con l’animazione del Coro Madre Speranza.

 

 

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