Presentazione dei risultati della ricerca in cui è stata coinvolta anche la scuola secondaria di I grado “Cocchi-Aosta” di Todi
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“Pensare  la scuola. Le voci e gli affetti di alunni, insegnanti, genitori”, è questo il titolo del libro, edito da “Avio Edizioni Scientifiche”, in cui le prof.sse Bruna Grasselli, docente di Pedagogia Speciale presso il Dipartimento di Scienze della Formazione dell’Università Roma Tre e Maria Matilde Nera, pedagogista, hanno riassunto, analizzato e rielaborato i dati della loro indagine sul rapporto alunni-insegnanti-genitori nella scuola.  

Una ricerca meticolosa svolta in alcuni istituti laziali e umbri e che ha avuto come obiettivo quello di fornire della scuola un’immagine più veritiera, allontanandosi da preconcetti e da quel pensare comune che presentano dell’istruzione scolastica solo gli aspetti più problematici, tralasciando di sottolineare il ruolo fortemente positivo che svolge nel campo educativo e nel contenimento e prevenzione della dispersione sociale. Nello studio sono state coinvolte alcune classi della scuola secondaria di I grado “Cocchi-Aosta” ed una classe della scuola primaria di Todi. 

Per quanto riguarda le scuole di Todi, il lavoro di ricerca è iniziato nel marzo del 2017, quando l’Università Roma Tre, nella figura dell’insegnante Bruna Grasselli di origini tuderti, ha contattato il Dirigente Scolastico, prof. Giovanni Pace per illustrargli il progetto e chiedere la collaborazione della scuola “Cocchi-Aosta”. Ha avuto così inizio un lavoro impegnativo che ha coinvolto gli alunni di alcune classi, i loro genitori e tutti gli insegnanti.  

Dopo quasi tre anni, da questa esperienza è scaturito un libro in cui ai dati puri e semplici si accompagna una riflessione interessante e suggerimenti sulle metodologie possibili da utilizzare per far crescere in maniera positiva il rapporto di collaborazione tra le varie parti in causa.
Recentemente, presso la Scuola “Cocchi-Aosta”, le docenti Grasselli e Nera hanno presentato ai docenti e al Dirigente prof. Giovanni Pace, i dati più interessanti emersi dalla loro indagine, dando voce a tutti e tre i protagonisti della ricerca. 

“Da questa attenta analisi – dice la professoressa Maria Grazia Gigli – è risultato ad esempio che gli insegnanti affermano di svolgere con passione il loro lavoro, ma che si sentono oberati da adempimenti formali che tolgono tempo all’insegnamento; affermano di essere in difficoltà nel gestire classi troppo numerose e alcuni comportamenti indisciplinati; allo stesso tempo si sentono a volte pressati da genitori che esigono da loro serietà e disciplina, ma che sono pronti ad intervenire come avvocati dei propri figli appena i docenti mettono in atto un comportamento più severo; o peggio ancora, pretendono di intervenire sulla valutazione, riducendo il valore educativo a un mero numero sulla pagella. Allo stesso tempo, dalla ricerca emerge che i genitori desiderano che gli insegnanti siano qualificati, aggiornati, capaci di rinnovarsi e motivati. Insegnanti che siano “maestri di vita” più che di nozioni e che non si limitino all’insegnamento delle discipline, ma che aiutino i ragazzi a crescere senza criticarli troppo, che li proteggano, li motivino, gli insegnino a sognare, li rendano forti e consapevoli, capaci di discernimento, …

Insomma, aspettative ineccepibili, ma molto alte, legate al valore della persona, alla giustizia, alla sensibilità solidale. È come se le famiglie, più che considerare la scuola nella sua funzione di collaborare con la famiglia nel compito educativo, desiderasse delegarlo a lei. Gli alunni d’altro canto, dalla ricerca, risultano contenti della scuola. Tra i piaceri da loro indicati ci sono il desiderio di imparare e il gusto di condividere l’esperienza educativa con i loro coetanei. Dei compagni apprezzano l’essere studiosi ed educati, la disponibilità e l’offerta di amicizia; contestano invece la maleducazione di alcuni e il disimpegno a scuola. Degli insegnanti  hanno stima, li definiscono con aggettivi molto positivi; dicono che sono bravi, gentili, preparati, disponibili, “severi ma giusti”,… Non mancano comunque le critiche; riferendosi, probabilmente a situazioni particolari, usano per loro anche espressioni negative, definendoli urlatori, tendenti a “fare preferenze”, a non ascoltare le richieste degli alunni. E, soprattutto, danno troppi compiti. 

La questione dei compiti è la più controversa. Anche i genitori lamentano questo aspetto, affermando l’importanza dei compiti a casa, ma allo stesso tempo denunciandone una quantità eccessiva che toglie tempo allo stare insieme in famiglia, soprattutto durante la domenica e le festività”. 

“Vengono inoltre presi in esame – prosegue la Gigli – gli aspetti della scuola che generano ansia o malessere nei ragazzi, nei genitori e negli insegnanti; aspetti positivi e negativi (scuola come luogo d’incontro, come luogo in cui i bambini e i ragazzi si sentono protetti, luogo in cui si cresce e ci si aiuta, ma anche luogo che può generare malessere e frustrazioni, dovuti soprattutto all’aspetto valutativo: compiti, verifiche, note, voti, …) che danno della scuola un quadro complesso, ma vero. 

“Insomma – conclude Gigli – una ricerca e un incontro interessante quello con le due professoresse, che non si sono limitate a fornire solo dati, ma hanno voluto interpretarli insieme agli insegnanti, dando anche suggerimenti utili per incentivare il dialogo tra la scuola e le famiglie, tra gli insegnanti e gli alunni, per scoprire, o meglio riscoprire l’importanza di una collaborazione autentica, una rinnovata alleanza educativa che rafforzi la consapevolezza “che la scuola è un bene comune da amare e proteggere, un habitat privilegiato di speranza e di futuro”. 

L‘incontro con le docenti Grasselli e Nera si è concluso  con la consapevolezza da parte degli insegnanti presenti, di essere stati capiti e incoraggiati. A questa rinnovata fiducia si è aggiunto il desiderio di continuare questo percorso appena avviato con modalità ancora da progettare, ma miranti all’approfondimento e ad una concreta attività che possa essere di aiuto ad insegnanti, genitori e alunni.

Solo un inizio, quindi, ma di grande incoraggiamento per la costruzione di un nuovo percorso che porterà tutti quelli che a diverso titolo sono nella scuola, a viverla con uno spirito diverso, quello di una collaborazione sincera e sempre più produttiva”. 

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