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L’Istituto Omnicomprensivo Salvatorelli-Moneta di Marsciano ha gestito l’emergenza, cercando come primo obiettivo, di venire incontro alle famiglie
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Il giorno mercoledì 4 marzo, la Presidenza del Consiglio dei Ministri ha ufficializzato il Decreto in cui si imponeva la sospensione di attività didattiche, manifestazioni, eventi e spettacoli.
Di fronte a tale provvedimento, le scuole di tutta Italia si sono trovate ad affrontare una vera e propria situazione di crisi: impossibilità di fare lezione frontale, uscite didattiche e stage saltati, necessità di fornire direttive al corpo docenti e agli studenti.

A partire da martedì 17 Marzo, è stata resa disponibile, sul sito del Ministero dell’Istruzione, la nota inviata alle scuole con le prime indicazioni operative per la DAD, ossia la didattica a distanza. Il documento, oltre ad affrontare tematiche pratiche quali la questione della privacy e la progettazione delle attività, spiega anche i due scopi ultimi di questo nuovo modo di fare didattica: da un lato, sta servendo a “mantenere viva la comunità di classe, di scuola e il senso di appartenenza” onde evitare l’isolamento, dall’altro, è essenziale per “non interrompere il percorso di apprendimento”.

L’Istituto Omnicomprensivo Salvatorelli-Moneta di Marsciano ha gestito l’emergenza con grande professionalità. La dirigente scolastica, Margherita Boccali, ha programmato delle riunioni apposite per fornire direttive a tutte le componenti: personale dell’istituto, studenti e genitori. La scuola, inoltre, si è posta come primo obiettivo quello di venire incontro alle famiglie e, tramite una collaborazione con la protezione civile, ha potuto garantire l’accesso ad internet a chi ne aveva necessità, grazie alla donazione di device che erano in comodato d’uso con il comune.

I professori si sono cimentati sin da subito in questa nuova sfida ed hanno iniziato a svolgere lezioni in videoconferenza attraverso l’uso dell’applicazione “Gsuite Google”, piattaforma già conosciuta dall’istituto, che se ne era servito anni prima.

Naturalmente, venuta a mancare la “frontalità”, i docenti hanno dovuto in parte modificare il loro modo di fare lezione: l’orario interno è stato sottoposto ad una regolamentazione, in modo da non obbligare i ragazzi a stare troppo tempo difronte al pc, e ciascun professore ha adottato una modalità d’insegnamento coerente con la propria materia.

Il corpo docente ha inoltre fronteggiato l’impossibilità di svolgere verifiche munendosi di griglie di osservazione, da cui, attraverso l’inserimento del grado di partecipazione e degli interventi degli alunni durante le video-lezioni , viene estrapolata una valutazione complessiva. La parola d’ordine è “valorizzare”, si cerca di apprezzare il meglio di ciascuno.

Dal canto loro, gli studenti si sono mostrati piuttosto attivi e partecipi, pronti a collaborare per far fronte a questa situazione di emergenza.

Si può dire dunque che, sebbene quello attuale sia un momento di profonda crisi, ha però messo in luce gli aspetti più belli del “fare scuola”: la vicinanza tra docenti, il reciproco venirsi incontro di alunni e professori, il senso di identità comune e l’impegno di ciascuno per il conseguimento di un obiettivo condiviso.

La scuola va avanti, anche se da remoto.

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