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Per la prima volta nella storia d’Italia, una donna venne eletta alla Presidenza della Camera dei Deputati
nilde iotti

Il 10 aprile 1920, a Reggio Emilia, nasceva Nilde Iotti, partigiana e madre costituente,  rieletta ininterrottamente dal 1948 in poi alla Camera dei Deputati, di cui ha ricoperto anche il ruolo di Presidente per ben 13 anni, rimanendo sui banchi di Montecitorio fin quasi alla sua morte, avvenuta il 4 dicembre 1999. 

Era figlia di un ferroviere e sindacalista socialista, Egidio, un uomo coerente con la sua scelta antifascista, fino a pagarne le conseguenze nel 1923 con il licenziamento dal posto di lavoro, ufficialmente per “scarso rendimento”, ma in realtà per ragioni politiche. L’ingiustizia subita dal padre cambiò radicalmente la vita della piccola Nilde che visse gli anni dell’adolescenza in un contesto di forti ristrettezze economiche. E questo clima influenzò probabilmente la giovane, educata, come ebbe modo di ricordare più tardi, “più che all’allegria, alla serietà, alla gravità dell’esistenza”. 

Dopo le elementari Nilde iniziò a frequentare l’istituto magistrale di Reggio Emilia, una scuola religiosa. L’antifascista Egidio Iotti preferì che la formazione della figlia fosse affidata ad un istituto religioso, piuttosto che alle scuole del regime, delle quali non condivideva l’impostazione ideologica. Infatti affermava con decisione: «meglio i preti che i fascisti».

Le condizioni della famiglia conobbero un altro momento di estrema difficoltà alla morte improvvisa del padre avvenuta nel 1935. Nilde riuscì comunque a concludere i suoi studi e, grazie ad una borsa di studio, nel 1938, le fu possibile iscriversi all’università Cattolica di Milano, anche a seguito di una dispensa concessa dal rettore dell’epoca, padre Agostino Gemelli, poiché i suoi genitori non erano sposati in chiesa.

Il mondo ricco e stimolante dell’Università Cattolica l’accompagnò nella sua crescita umana ed intellettuale, accendendone le curiosità culturali senza porre limiti alla sua libertà interiore. In questo contesto maturò anche la sua scelta di impegno per il campo antifascista, anche a causa dell’orrore per le drammatiche vicende del secondo conflitto mondiale e per gli atti di assurda crudeltà verso la popolazione civile commessi dai nazifascisti. Per questo aderì alla Resistenza, ai gruppi di difesa della donna e poi all’UDI (Unione Donne Italiane) di cui divenne presidente di Reggio Emilia. Maturò inoltre, progressivamente, un distacco razionale dalla fede, pur mantenendo sempre una particolare sensibilità per il dialogo con il mondo cattolico.

Dopo il conseguimento della laurea in Lettere il 31 ottobre del 1942, fece ritorno a Reggio Emilia dove intraprese, agli inizi del 1943, un periodo di insegnamento nelle scuole tecniche. Con la guerra che volgeva al peggio e dopo i durissimi bombardamenti alleati sulla città, insieme alla madre, sfollò a Cavriago dove entrò in contatto con elementi della Resistenza muovendo così i primi passi della sua militanza: “A Cavriago – ricorda – raccoglievo calze di lana, sciarpe, guanti e…medicine”.     

Grazie all’impegno nell’UDI che la portò anche ad organizzare, in accordo con la Prefettura, la distribuzione di generi di prima necessità (fra cui pasta, lardo, latte e pane) in favore della popolazione reggiana ormai stremata dalle privazioni della guerra, nel 1946, alle prime elezioni libere, in cui per la prima volta le donne erano ammesse al voto e potevano essere votate, venne eletta, come indipendente nelle liste del Pci, nel Consiglio Comunale di Reggio Emilia. 

Poche settimane dopo arrivò la prestigiosa candidatura e l’elezione  all’Assemblea Costituente entrando a far parte della “Commissione dei Settantacinque” che si occupò della stesura della Carta costituzionale. 

Con sguardo fermo, l’aspetto serio ed elegante, ma soprattutto con la forza della passione politica e la consapevolezza di prendere parte alla storia del proprio paese che stava lentamente risorgendo dalle ceneri di un doloroso conflitto, la ventiseienne Nilde Iotti, insieme ad altre 20 deputate, il 25 giugno del 1946, fece il suo ingresso all’Assemblea Costituente. E fu solo il primo passo di una vita trascorsa tra le sale di Montecitorio e le stanze del partito alle Botteghe Oscure, in una “progressione” di responsabilità e prestigio, riconosciuti sia dai compagni che dai tanti colleghi che l’hanno conosciuta.

L’Assemblea Costituente, fu per la Iotti, «il luogo in cui si sono incontrati momenti diversi della storia d’Italia: gli esponenti della vecchia classe liberale, coloro che da antifascisti avevano conosciuto l’esilio ed il carcere, quelli che avevano combattuto nelle file della Resistenza e che erano soprattutto giovani, come me, che trovarono in quella esperienza la più grande scuola politica a cui si potesse partecipare».

Fra i vari dibattiti in seno alla Commissione dei Settantacinque va ricordata una disputa sul tema dell’accesso alle donne in magistratura, che all’epoca si arrivava a consentire che potessero accedervi solo in via eccezionale. Su questa impostazione, fortemente limitativa e discriminatoria, si verificò uno scontro con l’illustre giurista Giovanni Leone (futuro Presidente della Repubblica), che riteneva che le donne non potessero essere ammesse senza limiti a svolgere la funzione giudiziaria, ma chiamate ad assolvere a tale importante compito solo in certi casi, ad esempio nel tribunale dei minori.  La giovanissima Iotti intervenne difendendo energicamente il principio di parità nell’accesso alla cariche pubbliche e, quindi, anche alla magistratura. Affermò quindi che «Se è vero che si deve far sentire in certo grado la femminilità della donna, non per questo si deve precludere alla donna l’accesso agli alti gradi della magistratura, quando abbia la capacità di arrivarci. Può anche darsi che le donne non ci arrivino; ma in questo caso si tratta di merito». 

Durante il periodo costituente le vicende pubbliche si incrociarono con un amore imprevisto, quello con il segretario del partito, Palmiro Togliatti, scandaloso, adultero e troppo in anticipo sui tempi, contrastato anche da molti compagni di partito, un amore a cui entrambi scelsero di non rinunciare ritagliandosi un miniappartamento al sesto piano di Botteghe Oscure, arredato modestamente e con la valigia di Nilde sempre aperta, quasi a sottolineare la precarietà della loro situazione. 

All’interno della I Sottocommissione (che elaborò la parte della Costituzione relativa ai “diritti e doveri dei cittadini”) la Iotti fu relatrice sul delicato tema della famiglia insieme al deputato DC, Camillo Corsanego, avvocato rotale e docente universitario, un interlocutore arduo da fronteggiare. 

Corsanego avrebbe voluto inserire nella Carta principi legati all’indissolubilità del matrimonio e ad una concezione tradizionale della famiglia fondata su una visione gerarchica, incentrata sulla figura del padre capo-famiglia mentre, per quanto riguarda i figli nati fuori dal matrimonio, riteneva che sarebbe stato pericoloso includerli nella famiglia legittima, rischiando di causare dissenso con il coniuge non genitore o di creare pregiudizio all’unità del patrimonio familiare.  

Per la Iotti, invece, la famiglia doveva assumere il carattere di una unione liberamente costituita, basata sulla assoluta parità ed identità di diritti e di doveri dei coniugi. La donna, disse, «non deve più vedere nel matrimonio un espediente talora forzato per risolvere una situazione economica difficile e assicurarsi l’esistenza, ma la soddisfazione di una profonda esigenza naturale, morale e sociale, e lo sviluppo e il coronamento, nella libertà, della propria persona». Restituendo alla donna la piena soggettività giuridica e la possibilità di compiere le proprie scelte personali e professionali, essa, non si sarebbe allontanata dalla famiglia, come temeva Corsanego, ma vi avrebbe aderito spontaneamente, con convinzione e non per costrizione. Per quanto concerneva il divorzio la Iotti propose ed ottenne che, riguardando il diritto civile, se ne fosse discusso in un secondo momento senza la trattazione in costituzione. Ed anche per quanto riguarda l’equiparazione tra i figli legittimi a quelli nati fuori dal matrimonio la Iotti sostenne che non avrebbe distrutto l’istituto familiare ma, piuttosto, reso i genitori più responsabili rispetto al tema della procreazione.

La questione del divorzio riemerse più tardi, con forza, in occasione della prima consultazione referendaria quando si schierò senza esitazioni per il mantenimento della legge Baslini-Fortuna avversata dalla Dc. A tal proposito, ha ricordato l’ex segretario comunista  Alessandro Natta, come la “Iotti e tutti noi ci siamo impegnati per far capire che era un’ esigenza di libertà, non una bandiera. Se non ci fosse stato il Pci, nel 1974, il referendum non sarebbe stato approvato”.

Nel 1979, a coronamento della sua lunga carriera, arrivò la sua elezione alla Presidenza della Camera. Per la prima volta nella storia d’Italia toccò ad una donna che, con assoluta solennità, ha diretto l’aula con sobrietà, imparzialità ed eleganza. Ed in questo modo, per lunghi anni, la Iotti, non solo ha incarnato come nessun altro l’istituzione parlamentare, ma, secondo molti, è sembrata essere “la Repubblica col volto di donna”. 

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