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La decisione della Giunta Regionale che ha abrogato la delibera del 2018 che consentiva tale pratica, in deroga alla legge nazionale
aborto farmacologico

La Regione Umbria ha abrogato la delibera approvata nel 2018 che consentiva di praticare l’aborto farmacologico in regime di Day-Hospital e poi a domicilio. Con questo atto, si torna alle disposizioni generali nazionali che prevedono per l’aborto farmacologico, una degenza di tre giorni presso una struttura ospedaliera. Lo Stato aveva poi dato possibilità alle Regioni di dare disposizioni diverse e l’Umbria aveva appunto adottato il metodo secondo la delibera del 2018.

Per la Regione, la decisione è stata presa per garantire la sicurezza delle donne che in questo modo possono avere tutto il supporto possibile in una struttura ospedaliera.
Molte invece le proteste delle opposizioni e da parte di varie associazioni, che vedono invece nel provvedimento una limitazione alla libertà di scelta delle donne.

“Risulta difficile comprendere i motivi di questo gravissimo ritorno indietro – dichiarano Filomena Gallo e Mirella Parachini (Associazione Luca Coscioni) e Anna Pompili (AMICA) – che mette in pericolo il diritto alla salute e all’autodeterminazione delle donne. Se i membri del Consiglio regionale umbro sono a conoscenza di dati scientifici nuovi, sarebbero tenuti, a tutela della salute pubblica nazionale e internazionale, a renderli pubblici, al fine di rivalutare la sicurezza della procedura. Altrimenti, proprio alla luce dei dati di letteratura scientifica, che rendono possibile l’IVG farmacologica, dovrebbero muoversi in direzione totalmente opposta, ammettendo, oltre al ricovero in Day Hospital, anche il regime ambulatoriale come avviene in molti paesi oramai da anni”.

Secondo le due associazioni, la pandemia Covid-19, ha costretto le società scientifiche ad emanare raccomandazioni per “privilegiare la metodica farmacologica in regime ambulatoriale, che permette minori accessi in ospedale, garantendo quindi un minore rischio di contagio”.

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