Qual è il modo migliore per non farsi travolgere dall’incertezza? Ignorarla. Quando un problema comincia a diventare un possibile “grande problema” e il presente ci dà segnali negativi per il futuro non governabili dal nostro equilibrio, la cosa migliore è non pensare.
Per non farsi vincere da ansie e paure la soluzione è “andare oltre”, distrarsi, sovrastare ogni pensiero negativo con l’indifferenza.
In questo periodo di post emergenza coronavirus, la realtà è che la maggior parte di noi italiani (poveri, ricchi, benestanti, impiegati, manager, professionisti rampanti, giovani, anziani, stranieri residenti…) abbiamo avuto solo un pensiero: cosa fare quest’estate, dove andare in vacanza, come allontanare dalla mente ulteriormente il pensiero del virus collocandosi in un agosto più o meno spensierato, facendo finta di niente, come se nulla fosse accaduto.
Le notizie che arrivano da Paesi esteri anche molto amici come Usa, Brasile, Croazia, non ci aiutano ad essere ottimisti ma, basta non accendere la televisione, ascoltare magari della buona musica o vedere un buon film. Niente TG e talk-show a tema con gli ormai sempre più rari virologi di turno. Malgrado la furba intenzione di non coinvolgerci perché “tanto l’abbiamo scampata” le notizie che più o meno trapelano non sono positive.
All’estero dove spesso si era sottovalutato il problema virus la situazione sembra in alcuni stati ormai fuori controllo, arrivano numeri (reali?) molto preoccupanti. Mentre prima si parlava di decine, centinaia di casi, adesso si sbandiera la certezza che saranno milioni le persone coinvolte.
Nel nostro Paese è stato prorogato lo stato di crisi dal 31 luglio al 15 ottobre. Alcuni focolai, riaccesi da una sconsiderata e inopportuna decisione di riaprire i voli aerei con paesi ancora troppo a rischio, non ci consentono di non pensare più al problema. Ancora troppo vicino, ancora tra noi.
Malgrado tutto questo il problema dei problemi per molti genitori è stato cosa far fare ai figli in questo fatidico agosto in arrivo. Già, i figli… E qui c’è da fare una differenza netta tra il figlio serio ed informato, preoccupato di avere comportamenti, incontri, assembramenti pericolosi per sé e la sua famiglia e quello egoista e viziato, superficiale ma con carattere sovrastante i genitori che, pur di non contraddirlo, assecondano il povero ragazzo che secondo loro ha dovuto sopportare due mesi in casa prigioniero e cedono a qualsiasi sua proposta.
Affittare ad esempio una casa apposta al mare per non deluderlo e farlo stare con i suoi amici del cuore, magari in Sardegna dove la movida è meno controllata e finalmente si può sfogare. Peri genitori, molto occupati dal loro lavoro e da hobby impegnativi come la politica o lo sport, i figli sono un problema. C’è poco tempo per loro e i genitori ne sono consapevoli. Questo alimenta in loro ansie di tutti i tipi. Si sentono non responsabili, assenti, inopportuni, non all’altezza di gestire i propri figli che ad ogni età hanno esigenze diverse.
L’età adolescenziale è complicata, ma il post scuola ante eventuale università è micidiale! Il figlio deve essere comunque tutelato ed aiutato a vivere quel periodo intensamente, libero da responsabilità e da scocciature familiari o tantomeno sociali. Concetto che, trasportato in questo particolare periodo che viviamo, vuol dire: “chissene frega del coronavirus, mio figlio deve principalmente divertirsi, essere libero di decidere quello che vuole fare, con chi stare e dove andare in barba a qualsiasi limitazione o noiosa disposizione legislativa di emergenza”.
Non è proprio il massimo del pensiero educativo ma questo purtroppo ci propinano sempre più spesso gli illuminati genitori di oggi.
Se i figli sono un problema perché irrefrenabili, i nonni sono un doppio problema, perché irresponsabili. La mascherina è il loro nemico numero uno. Scomoda, calda, difficile da indossare con quegli elastici che segano le orecchie. Se proprio lo devono fare la indossano calata sotto il mento con quel tipico atteggiamento strafottente delle persone più anziane che tanto hanno già visto e fatto tutto e non sarà certo un virus a spaventarli.
E’ purtroppo la notizia di contagiati in spiaggia o nei luoghi della movida l’abbiamo dovuto sentire più volte. Ma quest’anno la gente si è accorta che non è la solita estate libera e spensierata ma purtroppo un periodo da trascorrere con assoluta prudenza e responsabilità per non far male a sé stessi e agli altri?
Già, il rapporto con gli altri, con il prossimo, come ci insegnavano a scuola certi educati maestri di religione, andrebbe tutelato e rispettato. Negli sport non individuali istruttori accalorati insegnano fin dalla più tenera età ai bambini di fare gioco di squadra, di aiutarsi a vicenda, di passare la palla al compagno vicino.
Quando erano di moda gli scout tanti genitori mandavano i propri figli ai campi estivi ad imparare a vivere in gruppo in un grande spirito di collaborazione.
Ma noi grandi che esempio diamo ai più giovani quando, è notizia sempre di questa estate, una povera donna si è data fuoco per strada e la maggior parte delle persone presenti invece di aiutarla hanno ripreso la scena con i loro smartphone? Tutto questo non avveniva in uno sperduto paese del terzo mondo ma nel centro di Crema, città operosa e nordica. Ma siamo tutti impazziti?
In questo mondo confuso in cui sono saltati tutti i punti di riferimento, religiosi, politici, sindacali, c’è solo da augurarsi che le nuove generazioni capiscano di avere un enorme responsabilità, quella di riscattare i valori della famiglia dialogando prima di tutto fra loro e insegnando ai figli che una vita individuale da condividere esclusivamentecon le nuove tecnologie porta solo solitudine.
I segnali del dopo primo lockdown non ci portano all’ottimismo per il futuro.










