Vi raccontiamo un’esperienza, per noi una favola, che abbiamo vissuto in prima persona e che vorremmo condividere con tutti i genitori passati, presenti e futuri! Vi parlo al plurale perché non ho partorito da sola, abbiamo partorito insieme, io e Giacomo il mio compagno di vita (ora mio marito), che non mi ha mai lasciato da sola, anzi mi ha supportato e incoraggiato ogni istante! Siamo stati ricoverati ormai lo scorso anno, il giorno mercoledì 27 Novembre. Arriviamo alle ore 7.45 in ospedale con la valigia carica non solo di accessori, vestiti e tutto l’occorrente per il parto, ma anche di paura mista a curiosità, gioia e tanta impazienza. Giuditta Anna si era fatta attendere più del dovuto e la voglia di averla tra le nostre braccia cresceva di giorno in giorno… era ormai incontenibile.
Iniziano con l’induzione alle ore 9.00, come da protocollo, che porta i primi risultati durante la notte, contrazioni più regolari e forti, alle 2 rottura del sacco e iniziamo con i primi cm di dilatazione. La mattina alle 6 circa iniziano i dolori seri, ma il travaglio è solo all’inizio, ancora la strada è molto lunga! Dopo 5 ore di contrazioni lancinanti arriviamo solo a 5 cm di dilatazione! Ci portano in sala parto alle 13.30, così per farci ambientare e prendere confidenza con il nuovo spazio, ma dovremmo aspettare le 19.29 per vedere la nostra creatura, 4,260 kg di puro amore. Le difficoltà ci sono state, ma tutti, in primis le ostetriche che ci hanno assistito, e poi la ginecologa, perfino il pediatra e l’infermiera, non hanno mai vacillato, hanno sempre creduto in noi, sapevano che ce l’avremo fatta e noi ci credevamo con loro. La sala parto si era trasformata in uno stadio, un tifo pazzesco, tutti lì per dare alla luce una piccola principessa.
Raccontata così sembra la storia di un parto difficile e niente di più, vi assicuro che l’umanità e la luce che trapelava dal volto di ciascun operatore davano a noi la forza di combattere e di andare avanti senza esitazione.
Dare alla luce una nuova vita è la cosa più naturale al mondo ed è proprio per questo che professionalità e competenza sono necessari, ma non sono sufficienti, occorre tanta passione e infinito amore per il proprio lavoro. Le ore in sala parto, in sala operatoria, nelle corsie non si contano, ma si vivono. A Pantalla tutti e dico tutti erano sempre disponibili verso le pazienti e le loro famiglie. Sempre si percepiva dai loro volti la voglia di fare bene il loro mestiere.
Il mio augurio alle future mamme e i futuri genitori è proprio quello di essere capiti, accolti e trattati con lo stesso sorriso che abbiamo ricevuto noi, perché questo è il solo valore aggiunto che fa la differenza in ogni realtà, piccola o grande che sia.
Per la nostra comunità, compatibilmente con l’emergenza COVID-19 con la quale ci troviamo a combattere ora, spero che il punto nascite di Pantalla torni di nuovo “a vivere”.
- Maria Rachele Ceccarini
- 29 Settembre 2020










