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Nella regione il contagio continua a crescere, anche a fronte di un minor numero di tamponi; da Todi il vice sindaco suggerisce di ricorrere al personale militare in ausiliaria per potenziare il tracciamento
coronavirus provetta e pastiglie

“La verità non esiste, esistono i fatti”, diceva il giornalista e grande inviato della Rai Pino Scaccia. E’ una frase che torna utile in questi giorni nei quali si discute animatamente intorno alle “modalità” di comunicare i dati dell’emergenza pandemica. Numero di tamponi effettuati, positivi, asintomatici e paucisintomatici sono diventati termini che ormai tutti utilizzano in scioltezza ma ai quali si associano valutazioni molto diverse, che oscillano lungo una scala che va dall’allarmismo alla sottovalutazione.
Restano i dati, i numeri, che non possono essere sottovalutati. E che se prima potevano essere portati a supporto di una regione Covid free, di un’Umbria bella e sicura, di città indenni dal coronavirus, oggi non si può far finta di non vedere o di non tenere in seria considerazione, pena il rischio di un’ulteriore allentamento delle misure di prevenzione e precauzione alle quali siamo da mesi richiamati.
Restano i numeri, dicevamo, che nel pomeriggio di domenica 1 novembre, ad esempio, a Todi avrebbero raggiunto i 69 positivi. Un numero dentro il quale, si osserverà, ci sono tutti, da quelli ricoverati in ospedale (uno almeno dei quali si dice in condizioni preoccupanti) a quelli che hanno i sintomi di una “semplice influenza”. Non è forse un caso che poche ore fa è stato il vice sindaco di Todi, Adriano Ruspolini, a farsi promotore del ricorso al personale militare in ausiliaria per contenere la pandemia.
Intanto in Umbria, nella giornata di domenica, si registrano 768 casi di nuova positività, a fronte di 3.800 tamponi (mille in meno del giorno precedente); 9 le vittime nella giornata; 21 i ricoveri ospedalieri, di cui 3 in terapia intensiva. 7.215 i positivi in totale nella regione. Questi i dati, ovvero i fatti.

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