Soltanto poche settimane fa, il consiglio comunale di Todi – su proposta di Todi per la famiglia – ha approvato un ordine del giorno con il quale si istituisce un fondo a tutela della maternità. In quello stesso documento, nato dopo le polemiche legate alla scelta della Regione Umbria di introdurre il ricovero ospedaliero per la somministrazione della pillola abortiva Ru486, ricordavamo tutte le criticità della legge 194. Che, lo ricordiamo, si occupa della tutela della maternità e della interruzione volontaria di gravidanza, e che come legge dello Stato va rispettata ma anche e soprattutto applicata.
Ci saremmo perciò aspettati non tanto che la Regione accogliesse le nostre proposte, ma che approfittasse dell’occasione per un approfondimento in materia di Ivg. Ci saremmo aspettati non una semplice presa d’atto delle nuove linee guida che reintroducono il day hospital per l’aborto farmacologico, ma un lavoro serio e ragionato sulla tutela delle donne e della vita. Se qualche mese fa il ricorso alla pillola abortiva poteva rappresentare un rischio per la salute, perché oggi non è più così? Come mai da giugno ad oggi non si è messo in moto un progetto di riqualificazione delle attività dei consultori così da restituirli alla loro originaria missione, piuttosto che relegarli a dispensari di pillole? Chi abortisce in Umbria? Perché? Cosa facciamo per sostenere queste donne?
La recente delibera della giunta è un’occasione sprecata. E arriva, lo notiamo con ironica disperazione, nelle stesse ore un cui un pezzo di quella stessa maggioranza che sostiene Palazzo Donini, presenta una legge sulla famiglia. Cosi come non possiamo non rilevare che il passaggio della delibera in cui si lascia alle donne la libertà di scegliere fra day hospital e ricovero (già prevista dalla legge) non è uno strumento di tutela, ma una beffa che lascia le donne ancora più sole in un momento delicatissimo della loro esistenza.
La soddisfazione che arriva poi da una certa sinistra, che coglie l’occasione per rilanciare parlando di contraccezione gratuita, evidenzia una pericolosa miopia. L’inverno demografico che attanaglia l’Umbria e l’Italia è una pandemia devastante: inutile continuare a parlare insistentemente di diritti se non ci si riesce a rendere conto del fatto che tra qualche anno potrebbe non goderne più nessuno.

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