Condividi su facebook
Condividi su twitter

La gestione del servizio di Residenza Protetta da parte dell’attuale Consiglio di Amministrazione dell’Azienda Pubblica di Servizi alla Persona ha già suscitato la nostra attenzione nei mesi scorsi, quando, nelle more dello svolgimento della gara di affidamento del servizio in questione per cinque anni (per un importo a base d’asta di oltre otto milioni di euro) gli amministratori della ex IPAB decisero di affidare il servizio per soli quattro mesi, con affidamento diretto, senza tenere nel giusto conto le difficoltà cui sarebbe andato incontro qualsiasi aggiudicatario fosse subentrato alla precedente gestione in fretta e furia.

E infatti i problemi sono cominciati subito. Il subentro frettoloso ha provocato, prima, la mancata applicazione del contratto di lavoro ai dipendenti previsto dal CCNL di categoria, con una decurtazione delle retribuzioni del 20/25%, poi, le dimissioni di due dei sei infermieri presenti nella struttura, non rimpiazzati immediatamente, con conseguenze immaginabili sul piano della qualità dell’assistenza agli ospiti.

Dopo la retromarcia innescata sull’applicazione del contratto a causa delle reazioni politiche e sindacali sulla vicenda, ora altre tegole minacciano la testa degli amministratori della storica istituzione di beneficenza tuderte.

La prima tegola è il ricorso al TAR promosso avverso l’aggiudicazione con riserva dell’appalto quinquennale del servizio di Residenza Protetta da parte di un’impresa concorrente alla gara, che contesta la sussistenza dei requisiti in capo all’impresa aggiudicataria, con conseguente costituzione in giudizio di Veralli Cortesi e relativo esborso per la necessaria consulenza legale.

La seconda tegola, ancora più pesante della prima, è la notizia che pochi mesi dopo l’avvio della nuova gestione, l’impresa aggiudicataria avrebbe comunicato al CdA di Veralli un piano di esuberi del personale dipendente determinato, sembrerebbe, dal capitolato di gara che non avrebbe calcolato correttamente i costi di copertura del servizio. Narrano le cronache che, alle opportune reazioni del sindacato a tutela degli interessi dei lavoratori della cooperativa, gestore e amministratori dell’APSP abbiano presentato un incerto piano di riassorbimento degli esuberi sulla base dei possibili pensionamenti, nel corso del 2021, di operatori sociosanitari ancora alle dirette dipendenze dell’Ente Veralli Cortesi. La toppa, in questo caso, potrebbe essere peggiore del buco, perchè questo significherebbe che, se i dipendenti di Veralli non verranno sostituiti con nuove assunzioni, il risparmio di spesa andrà a vantaggio della cooperativa che gestisce il servizio, ma certo non a vantaggio degli operatori, che saranno in numero minore e dovranno comunque garantire lo stesso standard di servizio.

Nel frattempo fonti sindacali ci confermano che la cooperativa che gestisce la residenza protetta lamenta una perdita mensile di 25.000 euro di mancata copertura dei costi e gli operatori socio sanitari hanno subito una decurtazione di orario nei turni che non permette di usufruire di quelli di riposo. La conseguenza diretta sarebbe che non viene garantito il tempo di assistenza dovuto ad ogni ospite.

Alla luce di tutto ciò nascono spontanee alcune domande che rivolgeremo, nelle sedi opportune, alle istituzioni che hanno la responsabilità di vigilanza e controllo sull’operato di Veralli.

Prima domanda: è possibile che la gara appena effettuata non abbia tenuto in adeguato conto i costi derivanti dalla necessità di rispettare gli standard di servizio di Residenza Protetta previsti dalla normativa regionale e l’attuazione dell’Accordo Contrattuale in essere con USL Umbria 1?

Seconda domanda: alcuni costi sono stati stralciati dall’appalto di servizi quinquennale, infatti sono in corso di affidamento gli incarichi di direttore sanitario e quello di assistente sociale, figure che saranno alle dirette dipendenze dell’APSP. La procedura per l’individuazione del direttore sanitario, da quanto risulta agli atti, non è stata ancora fatta, mentre è stato formalizzato l’incarico, per 35.000 euro l’anno, all’assistente sociale (sul nome della professionista individuata circolano peraltro voci, tutte da verificare, sulla possibilità che la sua assunzione generi, se non incompatibilità, quanto meno una buona dose di inopportunità). Dunque come è possibile che una base d’asta così rilevante, 8.434.563,20 di euro, ridotta dei costi di queste figure professionali, aggiudicata con un ribasso economico superiore al 7%, sia già insufficiente a coprire i costi del servizio?

Terza domanda, che è quella che ci sta più a cuore: risponde al vero che, come ci è stato riferito, i turni massacranti cui sono sottoposti gli operatori socio sanitari, cui sarebbero state ridotte le ore, non sono sufficienti a garantire il rapporto temporale richiesto operatore/paziente previsto per rispettare gli standard di servizio? Questa possibilità sarebbe veramente grave nel momento in cui gli operatori stanno facendo sacrifici enormi per tutelare la salute propria e quella degli anziani ospiti della Veralli. Chiediamo che su questo vengano effettuate le opportune verifiche e adottate tutte le iniziative che possano tutelare il diritto alla salute e la qualità del servizio dovuto.

condividi su:

Condividi su facebook
Condividi su twitter