L’Umbria è la regione che mostra l’incremento più forte di quanti non studiano, non lavorano e non fanno formazione nella fascia 15-34 anni (+25%)
neet_1920_2864767

Nel 2020, in base ai recentissimi dati Istat, in Italia tornano a crescere in maniera preoccupante i giovani Neet (Not in Education, Employment or Training), ossia che non studiano, non lavorano e non fanno formazione. Un fenomeno di forte impatto sociale e che pone una seria ipoteca sullo sviluppo del Paese proprio quando si è aperta una fase nuova –  per certi versi rivoluzionaria – dei driver della crescita con la digitalizzazione a fare da traino e che richiede competenze diverse e più larghe rispetto al passato. “Un tema che – afferma il Direttore di Mediacom043, Giuseppe Castellini, dopo essere stato al centro dell’attenzione negli anni scorsi, sembra quasi scomparso dal dibattito pubblico, nonostante l’impatto che ha sul presente e sul futuro dell’Italia da tanti punti di vista come il ritorno a un percorso di crescita duratura, la qualità di questa crescita e anche le questioni dei divari sociali e territoriali, due elementi che sono poi la faccia della stessa medaglia”.

Tra le regioni, nella fascia d’età 15-24 l’incremento maggiore dei giovani Neet lo registrano Marche (+26,3%), Lombardia (+25,9%), Molise (+21,4%) e Liguria (+20,3%), mentre l’incremento a livello nazionale è del 5%. Da registrare il calo registrato nel Mezzogiorno (-2,9%), con la Sardegna che mostra il decremento più forte (-12,8%), seguita da Friuli Venezia Giulia (-8,9%), Calabria (-8,6%) e Abruzzo (-5,6%).
Ma se si guarda alla fascia d’età 15-34 la situazione, se rispetto alla fascia 15-24 non cambia a livello nazionale nel trend di crescita (+4,9%), muta invece a livello di regioni. È infatti l’Umbria la regione che mostra l’incremento più forte dei Neet nella fascia 15-34 anni (+25%), seguita da Trentino Alto Adige (+22,8%) e Lombardia (+20%), mentre il Mezzogiorno evidenzia una contrazione (-0,9%), anche se inferiore a quella registrata nella fascia d’età 15-24.
A livello nazionale, nel 2020 i giovani Neet sono cresciuti rispetto al 2019 di 53mila unità nella fascia d’età 15-24 (arrivando a 1,112 milioni) e di 145mila nella fascia d’età 15-34, arrivando a toccare 3,085 milioni di persone.

La diversità tra gli andamenti regionali dei giovani Neet nelle due fasce d’età (15-24 e 15-34) deriva dal fatto che, mentre nella prima la crescita dei giovani Neet si può imputare per la gran parte all’abbandono scolastico (e qui i dati del Nord fanno suonare un forte allarme), nella seconda fascia d’età, quella 15-34, aumenta il peso dei giovani che sono stati espulsi dal lavoro e di quelli che non trovano la prima occupazione. E qui, come detto, emerge in modo particolarmente netto la crescita dei Neet in Umbria, Trentino Alto Adige e Lombardia, ma anche in Piemonte, Marche e Veneto.

Nella fascia d’età 15-24 i giovani che non studiano, non lavorano e non fanno formazione nel 2020 sono il 19%, praticamente uno su cinque, rispetto al 18,1% del 2019. Come detto è i lNord a marcare – tra il 2019 e il 2020 – l’aumento maggiore (+1,9 punti percentuali) dell’incidenza dei giovani Neet nella fascia d’età 15-24, con il Nord-Ovest che mostra un incremento di 2,9 punti, mentre il Centro segna +1,3 punti e il Mezzogiorno migliora di 0,5 punti percentuali. Ma Sicilia (29,3% di Neet), Campania (28%), Calabria (26,5%) e Molise (25,4%), pur migliorando rispetto a 2019 (non la Campania, però), restano in vetta anche nel 2020 per quello che concerne la percentuale di giovani Neet nella fascia d’età 15-24.

Nella fascia d’età 15-34 l’incremento maggiore dei giovani Neet lo registrano, in termini di indifenza dei Neet sul totale dei giovani 15-34,Umbria (+4,2 punti percentuali), Molise (+2,9), Piemonte e Lombardia (entrambe con +2,9 punti percentuali). Ma le regioni che restano in vetta per percentuali di giovani Neet sul totale di questa fascia di età restano le stesse del 2019: Sicilia (41%,ossia oltre quattro persone su 10 nella fascia d’età 15-34 non studiano, non lavorano e non fanno formazione), Campania (38,7%) e Calabria (38,4%).

In sintesi, si può dire che, guardando alla fascia d’età 15-24, aumenta l’abbandono scolastico nel Nord (soprattutto nel Nord-Ovest) e nel Centro, ma non nel Mezzogiorno dove invece scende pur restando a livelli elevati, mentre se si prende in considerazione la fascia d’età 15-34 anni, dove cresce la componente ‘occupazione’ e pesa un po’ meno quella ‘istruzione’, la situazione di crescita dei giovani Neet tra 2019 e 2020 è più distribuita (solo tre le regioni con il segno meno: Sardegna (-0,8 punti percentuali), Abruzzo (-0,8) e Puglia (-0,2). Da rilevare che anche in questo caso – come in quello della fascia d’età 15-24 – a livello di circoscrizioni territoriali è il Nord-Ovest a segnare la crescita più pronunciata (+2,7 punti percentuali) e che nessuna circoscrizione mostra il segno meno (il dato migliore lo evidenzia il Mezzogiorno, con un incremento di +0,3 punti percentuali tra il 2019 e il 2020).

Andamento mercato del lavoro, penalizzati i giovani. I dati sull’aumento dei Neet nella fascia d’età 15-34 evidenziano quanto emerso nel corso del 2020 dai vari Rapporti congiunti Istat, Anpal e Inps sul mercato del lavoro, dai quali emerge che, in generale, sono stati i giovani (insieme alle donne) i più penalizzati dal calo senza precedenti dell’occupazione registrata nel 2020 (-426mila posti di lavoro, con l’incremento di 567mila inattivi). Un calo avvenuto nonostante il blocco dei licenziamenti e che ha colpito le posizioni più fragili, nella maggior parte contratti a termine, in cui i giovani sono più numerosi.

La questione di genere, nella fascia 15-34 anni la percentuale di giovani Neet tra le donne è superiore di 8 punti percentuali rispetto a quella degli uomini.
Guardando alla fascia d’età 15-34 anni, l’aumento dei giovani Neetnel 2020 ha riguardato sia gli uomini che le donne, ma queste ultime in misura maggiore, aumentando il già ampio divario di genere. Fa infatti impressione notare che, nel 2020, la percentuale di giovani Neet tra gli uomini (21%) è di 8,3 punti percentuali inferiore a quella delle donne (29,3%), in peggioramento rispetto alla già grave situazione del 2019 (i Neet tra gli uomini erano il 7,9%, tra le donne il 27,9%, con u divario di 8 punti percentuali). In pratica, quasi una giovane su 3 nella fascia 25-34 anni non studia, non lavora e non fa formazione, rispetto a un rapporto di 1 su 5 tra gli uomini. Le percentuali più elevate di giovani Neet tra le donne le presentano Sicilia (45,7%), Campania (43.5%) e Calabria (41,1%), con valori di molto superiori alla media nazionale (29,3%).I valori più bassi di giovani Neet tra le donne 15-34 anni, invece, in Trentino Alto Adige (19,7%) e Valle d’Aosta (19,9%).

Se si guarda a quanto accaduto nel 2020 rispetto al 2019 emerge che, in termini di incremento in punti percentuali (cosa diversa dalla variazione percentuale), il divario di genere a sfavore delle donneè aumentato di più in Molise (di 6,5 punti percentuali), Abruzzo (di 3,5 punti percentuali), Emilia Romagna (3,5 punti), Sardegna (2,2 punti), mentre si è ridotto di più in Liguria (di 3,2 punti), Calabria (di 2,6 punti), Toscana (di 1,7 punti) e Basilicata (di 1,7 punti). Calo del divario di genere anche in Sicilia (1 punto) e, meno marcato, in Puglia (0,4 punti).

Il divario di genere, invece, non solo sparisce ma diventa addirittura leggermente a favore della donne se si guarda alla fascia d’età 15-24, dove nel 2020 i Neet sono il 19,1% tra gli uomini e il 18,8% delle donne (con un divario a favore di queste ultime di 0,3 punti percentuali). Ciò significa le donne studiano e fanno formazione quanto e più degli uomini, ma poi quando si tratta di accedere al mercato del lavoro vengono tagliate fuori, subendo una grave penalizzazione. Un vero e proprio tradimento di impegni e speranze e non solo nel Mezzogiorno, se si considera che il divario di genere più alto nel 2020 lo troviamo come visto nel Nord (8,3 punti percentuali, con il record nel Nord-Est, -11 punti percentuali).

condividi su: