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Come Partito Democratico abbiamo segnalato fin da subito la grave problematica di non aver previsto e debitamente attrezzato un centro vaccinazioni nel territorio tuderte, col risultato di decine e decine di anziani costretti a migrare ad Ammeto di Marsciano.

Preferiremmo non dover polemizzare su ciò, visti anche l’impegno, il sacrificio e la dedizione con cui le strutture tecniche preposte e i volontari stanno lavorando all’allestimento del centro in questione. A loro i nostri più sinceri ringraziamenti.

Ora che gli intoppi burocratici pare siano stati risolti e in attesa del decreto finale della Asl, tuttavia, non possiamo non censurare di le modalità con cui l’amministrazione comunale e la destra cittadina hanno affrontato politicamente e  comunicativamente questa mancata programmazione.

Per non parlare, poi, della cosiddetta “sindrome dell’annuncite”. Le settimane passate, infatti, sono state caratterizzate dagli annunci più disparati sull’imminente apertura del centro vaccinazioni. Peccato, però, che essi non si siano mai avverati.

Autorevoli rappresentanti politici regionali e locali come la consigliera Peppucci si sono dilettati in selfie e chiacchiere garantendo, con tanto di caps lock, che eravamo prontissimi. Correvano il 5 ed il 6 marzo, ma noi, consigliera Peppucci, ci ricordiamo bene quanto valgono poco le sue rassicurazioni. Quelle date sulla riapertura dell’Ospedale di Pantalla nei mesi scorsi lo stanno a testimoniare.

È corso ad emulare la consigliera il vicesindaco Ruspolini, il quale, mercoledì scorso (fonte “Il Corriere dell’Umbria), garantiva il centro vaccinazioni tuderte sarebbe sicuramente partito nella giornata di lunedì 29 marzo. Chissà se il generale Figliuolo, che in questi giorni ha de facto commissariato l’Umbria sull’organizzazione vaccinale, è contento di un amministratore e di un militare in pensione così ciarliero.

Un mese, dunque, di annunci, selfie e chiacchiere. L’ennesima prova di un’amministrazione locale che non conosce la serietà e il basso profilo (cardini di ogni buon governo), totalmente incapace di chiedere scusa per i propri errori.

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