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Nel luglio del 2014, la dott.ssa Anna Mossuto, allora direttore del Corriere dell’Umbria, vergava un editoriale dal titolo: “Diamo le gambe all’Italia di Mezzo”.
Un articolo – manifesto in cui si poneva una questione (sulla quale, nei mesi successivi, si aprì un intenso e partecipato dibattito ) sul ruolo dell’Umbria, delle regioni del centro Italia e sulla dimensione con la quale avrebbero potuto e dovuto affrontare le sfide future. E la sintesi portava alla necessità di ridefinire, entro un perimetro sovraregionale, le scelte strategiche di settori che, già allora si intuiva, non aveva più senso gestire a compartimenti stagni o addirittura in contrapposizione; dalla sanità al turismo, dall’agricoltura all’industria, alle infrastrutture, alle politiche sociali e comunitarie. Una visione d’insieme, come si scrisse, per superare i confini geografici, gli individualismi storici, gli ostacoli politici e le resistenze culturali e per approdare ad una visione organica di un territorio, che aveva tutte le condizioni e gli strumenti per parlarsi e fungere da anello di connessione fra il Nord ed il Sud del Paese.
Sono passati sette anni, ci sono state elezioni di ogni genere, cambiamenti e rivoluzioni politiche, trasformazioni ed eventi, che, al tempo, non avremmo nemmeno lontanamente immaginato, ma (e quando si parla di politica, in ogni sua declinazione c’è sempre un “ma”!) di quel progetto, che tutti individuarono al tempo come necessario per il rilancio di un area geografica che stava scivolando lentamente e pericolosamente verso sud, in termini di competitività, capacità infrastrutturale, crescita economica, si sono perse le tracce.
Oggi “Il Messaggero”, a partire da un interessante articolo di Luca Diotallevi, ripreso in un’intervista al Sindaco di Firenze Nardella, ripropone in maniera forte e attuale il tema dell’ Italia di Mezzo. E lo fa con spunti interessanti e pragmatici come quello del ruolo delle global cities, dei distretti industriali e sanitari, del sistema delle città d’arte e del turismo religioso, sino al grande tema delle infrastrutture e della mobilità. Tutte questioni che oggi, come allora, hanno ragion d’essere e , sicuramente, più d’allora, trovano nel mondo “pandemizzato” uno scenario dentro quale offrire urgenti soluzioni e prospettive da costruire. Ma il dibattito culturale e la capacità di alcuni bravi giornalisti, che è propedeutico all’analisi della realtà e all’individuazione di conseguenti possibili soluzioni, non si sostituisce alla responsabilità e alla funzione della politica e quindi delle istituzioni. Serve che il dibattito si trasformi in agenda politica e che l’agenda diventi intesa e protocolli fra le istituzioni, individuando tempi, economie, investimenti, azioni, con cui passare dalla teoria alla pratica. Le pagine dei giornali traboccano di buoni propositi che regolarmente vengono fagocitati da una politica che si limita (quando ci riesce) a gestire il contingente. La crisi del Covid 19 ci impone di rivedere i piani e di smontare quei pochi paradigmi rimasti, rimettendo in discussione l’intero sistema di governo, ad ogni livello. L’Italia di Mezzo esiste e può essere una grande sfida per la nostra regione, ma urge affrontare il tema in maniera tangibile e con obbiettivi concreti, onde evitare, fra altri sei anni, di tornare a parlare di occasioni sprecate.

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