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La città perfetta non esiste.

A chi è alla sua guida non si chiede di fare miracoli ma di amministrare in modo responsabile e di averne massima cura.

Ci si aspetta che venga adottata sempre la scelta migliore per la comunità, quella che risponde allo scopo per il quale è fatta e, nel contempo, sia al servizio del bene comune alla cui costruzione collaborano, in modo fattivo, anche i cittadini.

La premessa esemplifica il criterio che ci permette di guardare, con spirito critico e costruttivo, ciò che accade nella realtà tuderte mettendoci all’ascolto dei cittadini, perché insieme a loro vogliamodare il nostro concreto contributo per  partecipare a quelle scelte.

La lettura critica della questione che, da giorni, tiene banco in città è dentro questo orizzonte.

La necessità di un collegamento tra il parcheggio di Porta Orvietana e il centro città è indiscutibile e, visto il knockout dell’ impianto di risalita esistente, va da se’ che occorre trovare soluzioni alternative.

Il rimedio, individuato in un ascensore molto costoso (1.700.000 euro) parzialmente finanziato dalla Regione, che avrà un forte impatto visivo, che farà “sbarcare” gli utenti in una zona a traffico limitato la cui percorrenza e’ difficoltosa anche per chi non è portatore di handicap motori, allo stato, non appare una scelta felice, come denunciato da una  parte del mondo politico e anche da molti cittadini.

C’è il serio rischio che vada sprecato un ingente quantitativo di denaro pubblico nella realizzazione di un’opera che non troverà nemmeno collocazione nelle adiacenze del parcheggio e che, probabilmente, verrà utilizzata solo in caso di grande afflusso chenella nostra città si verifica solo in brevi periodi dell’anno.

La discussione che si è animata, a nostro avviso, non può essere  liquidata damble’, sulla scorta dell’affermazione che il potere di decidere le sorti della città appartiene interamente a chi l’ amministra, rimandando, all’urna elettorale, l’espressione del gradimento o meno dei cittadini.

Tale assunto disattende la visione della città come bene comune nella quale le scelte di governo sono condivise dai cittadini che partecipano alla gestione del potere in ogni momento significativo diventando, cosi, alleati dell’istituzione per l’interesse generale.

L’ascensore che verrà e’ “affare” della comunità tuderte perché l’accesso facile e comodo è la prima condizione per la sopravvivenza del centro storico.   Visto da questa prospettiva l’ascensore è vitale ed invitiamo, pertanto,  l’amministrazione comunale a rielaborare il progetto tenendo conto anche delle critiche e dei suggerimenti che provengono dalle altre forze politiche e da cittadini.

Allo stesso tempo la invitiamo a rivedere la politica di chiusura del centro storico, a cominciare dall’interdizione del traffico veicolare, all’ eliminazione degli spazi per la sosta provvisoria, al regolamento del carico e scarico delle merci che, in assenza di un’adeguata mobilità alternativa, ne ha aggravato l’ isolamento e la desertificazione ancora prima del lockdown .

Quando, finalmente,usciremo dalla situazione di emergenza che la pandemia ha prodotto,  occorrerà mettere in pratica ciò che nel frattempo abbiamo imparato e cioè che non ci si salva da soli.

La via è, dunque, indicata; è indispensabile che venga riallacciato il dialogo con i cittadini e recuperato quel rapporto di collaborazione con la comunità intera che, in questi anni, il Palazzo ha smarrito scegliendo di non condividere i provvedimenti che ha emesso.

Ne e’un esempio  la decisione di trasformare il centro città in un elegante salotto per attrarre un turismo di una certa levatura, anche a discapito dei residenti e delle attività produttive e commerciali gia’ stanziate.

Il Covid ha svelato il limite di quella politica e la necessità di un cambio di passo che va nella direzione di favorire e non scoraggiare l’afflusso al centro storico  dei tuderti stessi e del turismo regionale che, in questo periodo di grande difficoltà, ha contributo a far si che piccole attività e negozi reggessero l’urto.

C’è tanto da fare.

L’assenza di una politica dei trasporti pubblici in grado di elaborare un piano di mobilità alternativo, ben strutturato ed efficiente, rischia dì farci permanere nella situazione di stallo in cui siamo che il nuovo ascensore non potrà né risolvere né compensare.

Sarebbe, infatti, del tutto errato pensare che un impianto di risalita sia un mezzo dimobilità alternativa.

Occorre mettere in campo una strategia innovativa che promuova un sistema di mobilità sostenibile alternativo per ridurre l’impatto ambientale del traffico, per salvaguardare il patrimonio storico artistico monumentale e migliorare la vivibilità nel centro storico.

Occorre  pensare ad una progettualità che sperimenti soluzioni innovative e sostenibili come sta avvenendo in altre città.

Andrebbe valutata la possibilità di adottare un Pums e di fare ricorso alla Smart Mobility, compatibilmente con le caratteristiche e con le dimensioni e le esigenze della nostra città.

Attraverso la Smart Mobility si potrebberoindividuare soluzioni capaci di migliorare  la qualità della vita dei residenti e dei commercianti del centro storico e nello stesso tempo di favorire anche il turismo.

Migliorare la mobilità nel centro storico significa anche assicurare ai residenti con età avanzata un considerevole grado di autonomia e quindi un buon livello di vita,ed anche permettere l’accesso alle strutture ed infrastrutture presenti, di usufruire dei servizi esistenti.

La discussione e’ quanto mai aperta e richiede anche il confronto con quelle città similari a Todi che hanno integrato più sistemi di mobilità alternativa per l’accesso ai centri storici, perché è con la pluralità delle azioni messe in campo che si offre un servizio migliore e soprattutto  efficiente.

Non a caso ci auguriamo che trovino soluzione le criticità che inficiano il progetto relativo alla realizzazione del nuovo ascensore e che questa opera possa essere il là che dà l’avvio a tutte quelle innovazioni che renderanno moderna, efficiente e sostenibile la nostra città.

 

 

 

 

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