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L'associazione organizzatrice della manifestazione rivendica lo spirito culturale libero e spontaneo dell'evento e il livello qualitativo del festival in programma dal 17 al 20 giugno
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L’associazione Castelli di Carta, al centro nei giorni scorsi delle polemiche per l’organizzazione del festival Todi città del libro, annunciato dal 17 al 20 giugno a Todi, esce allo scoperto con il primo comunicato stampa di presentazione dell’iniziativa.
“Un festival letterario è sempre una bella notizia”, esordisce la nota. “Il nostro festival vuole conquistare la prima linea degli appuntamenti culturali nazionali. Un evento che ogni anno darà spazio al mondo dell’editoria, con particolare attenzione alle realtà indipendenti. Un incontro tra editori e lettori, tra chi insomma i libri li ama”.
Todi città del libro, viene spiegato, sarà anche un concorso letterario. Una vetrina di visibilità, un trampolino di lancio per chi scrive e dunque vuole misurarsi con un pubblico.

“Todi – scrivono dall’associazione – è città letteraria nel nome di Jacopone. Un festival del libro qui è di casa, in un ideale ritorno alle origini della nostra lingua. Magnifica espressione del Medioevo luminoso, il centro storico della città è la cornice ideale del nostro evento. In nome di tutto questo, il festival si muove nel solco della storia e della cultura italiana, che non è di una parte sola e che non vuole dividere. Ma è occasione semmai di confronto. Ad armi pari. Le armi della cultura, appunto”.

L’evento, come noto, ha ricevuto il patrocinio dalla Regione Umbria e dal Comune di Todi. “Merito e finalità – si legge nel comunicato stampa – non verranno intaccati dalla malevolenza di certe parti politiche e associazioni varie riconducibili a precise impostazioni ideologiche, ormai davvero fuori tempo massimo. Come se la cultura e i festival letterari fossero loro appannaggio esclusivo. Leggiamo sulla stampa locale e nazionale che noi non esisteremmo, che invece il festival è organizzato da altri. Dai temuti “sovranisti”: evidentemente oggi per chi ci attacca è una parola di univoca connotazione negativa. Ebbene, noi esistiamo. Come esiste e esisterà il nostro festival. Perché la cultura, quella libera e spontanea come la nostra, vince sempre e la faziosità nulla può contro la forza dell’evidenza. Noi non vietiamo a nessuna casa editrice di partecipare”.

Chiude la rivendicazione sul livello della manifestazione: “un parterre di tutto rispetto, con nomi di spicco della cultura e del giornalismo italiano. Tante case editrici con i loro stand espositivi. Conferenze, musica, spettacolo, presentazioni di libri in una kermesse di assoluto prestigio. E ovviamente… sovranisti, sovranisti ovunque”.

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