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Mentre il presidente (leghista) della Commissione Giustizia del Senato rendeva nota l’intenzione di non calendarizzare il ddl Zan con motivazioni ancora una volta sempre più discutibili, il sindaco di Todi Antonino Ruggiano, accompagnato dalle assessore Alessia Marta e Elena Baglioni (più attente, tra un trasloco ed un selfie, a postare foto sui social che ad occuparsi delle deleghe loro assegnate) ne ha combinata un’altra delle sue manifestando, con tanto di cartello esposto dentro i palazzi comunali, la sua contrarietà al ddl in questione.
È giunto il momento di fare un po’ di chiarezza. Anzitutto, il ddl Zan è un disegno di legge che prevede “misure di prevenzione e contrasto della discriminazione e della violenza per motivi fondati sul sesso, sul genere, sull’orientamento sessuale, sull’identità di genere e sulla disabilità”.
Il sindaco, da avvocato (come lui stesso tiene a precisare), sostiene in maniera pretestuosa e inesatta che questa è una “legge ideologica che, se approvata, prevede che le opinioni, anche se non offensive, possono essere oggetto di inchiesta”, aggiungendo in maniera ancora più esplicita nel succitato cartello, tenuto in mano con profondo orgoglio, che “non si può rischiare la prigione per un’opinione”.
Male, molto male. Questa posizione dimostra che il sindaco Ruggiano, uomo di legge, non solo non si è disturbato a leggere il ddl Zan, ma ricorda a fatica la Costituzione, stanco com’è di dover rincorrere i pastrocchi che i suoi assessori combinano quotidianamente e tenere unita una maggioranza a dir poco eterogenea Infatti, se avesse letto il testo del ddl, si sarebbe accorto che l’articolo 4 del suddetto recita così: “ai fini della presente legge, sono fatte salve la libera espressione di convincimenti od opinioni nonché le condotte legittime riconducibili al pluralismo delle idee o alla libertà delle scelte, purché non idonee a determinare il concreto pericolo del compimento di atti discriminatori o violenti.” Sottolineiamo, inoltre, che la libertà di espressione, come è ben noto a tutti, è un valore sancito dalla nostra Costituzione che da questo ddl non subisce alcuna limitazione!
Quindi, sindaco, la smetta di dire bugie. La smetta di assumere posizioni (le sue sì) ideologiche e pretestuose, soltanto per accontentare alcune forze politiche esagitate che la sostengono e che sembrano andare molto poco d’accordo con il rispetto del principio di laicità. Lei, a maggior ragione visto che ha vinto le elezioni per un pugno di voti, dovrebbe essere il sindaco di tutti e non di una parte sola. Dovrebbe essere suo preciso dovere proteggere le persone che ogni giorno sono soggette a discriminazione per il loro genere, per il loro orientamento sessuale e per le loro disabilità.
Peccato che abbia deciso, da anni, di non rappresentare tutta la città. Lo ha dimostrato col 25 aprile, con il “Festival del Libro” ed, ora, con questa posizione sul ddl Zan. Questo suo secondo mandato passerà alla storia come una colossale perdita di tempo (zero cantieri, zero investimenti, zero opere pubbliche, tanti proclami e tanti post pieni di punti di sospensione) che però è riuscita a ferire nel profondo l’identità di una città che ha sempre fatto del rispetto verso tutte le persone la sua stella polare.

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