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Prendo l’iniziativa di rivolgermi a ciascuno di voi dopo che a 24 ore di distanza una mia richiesta indirizzata all’assessore Coletto non ha ancora meritato alcuna risposta, nemmeno un cenno di ricevuto invio.
Non che me ne sia stupita. Da sempre l’arroganza si concretizza in questi gesti di insofferente indifferenza per le istanze dei semplici cittadini, dal non annoverare tra i propri doveri quello di rendere conto del proprio operato.
Tuttavia mi sono detta: “Ora mi rivolgo alla Giunta e al Consiglio tutto: ci dovrà pur essere, tra tutte le sale dei palazzi affacciati su Piazza Italia, qualcuno in ascolto! Qualcuno che si faccia carico dell’indignazione e della frustrazione che stanno minando le vite di quei sessantenni che si sono civilmente disposti ad attendere il proprio turno e la cui priorità non viene minimamente rispettata”.
A 65 anni di covid si può morire, tra l’altro spesso dopo aver occupato per tre o quattro settimane un letto d’ospedale se non di terapia intensiva.
Da ormai tre mesi si può ben dire che ogni umbro che ha lasciato da morto quel letto d’ospedale si sarebbe potuto salvare se il vaccino fosse arrivato prima del covid.
Eppure, in Umbria la fascia dei nati tra il ’52 e il ’61 pare essere scomparsa dai radar: a differenza che nel resto d’Italia non siamo contemplati in nessuna programmazione, non ci è concesso di sapere se e quando ci verrà riconosciuto il diritto a essere vaccinati: le nostre segnalazioni hanno trovato conferma proprio oggi nelle tabelle pubblicate dal Sole24h. L’Umbria che riesce a primeggiare nel calcio, in questa battaglia ben più nobile si colloca vergognosamente in penultima posizione!
E allora trascrivo in calce la richiesta indirizzata all’assessore, sperando che qualcuno le dia eco. Saremo gli ultimi sessantenni vaccinati d’Italia? Probabile. È dato almeno di sapere quando questo “ultimi” si concretizzerà?

 All’assessore Coletto

 Sono una cittadina perugina di 65 anni compiuti. Credo che Lei mi debba delle spiegazioni: non faccio che incontrare persone molto più giovani di me che hanno già ricevuto la prima dose vaccinale come familiari di persone fragili, autocertificando situazioni irragionevoli (ad esempio il parente fragile vive in Sardegna). Intanto però in Umbria per il mio scaglione non vi sono notizie di nessun tipo, mentre in molte altre regioni d’Italia stanno procedendo a vaccinare i cittadini della mia fascia d’età.  Questa è una palese ingiustizia, che discrimina senza giustificazioni chi è nato in Umbria negli anni ’50.
Io penso che Lei non possa più sottrarsi al dovere di fornire informazioni in tal senso a una porzione della popolazione che Lei è stata chiamata ad amministrare e che da settimane aspetta di sapere se è prevista dal piano vaccinale, come e soprattutto QUANDO. O dobbiamo aspettare di compiere 70 anni perché vi ricordiate di noi?
In attesa di un Suo riscontro

Prof.ssa Anna Martellotti

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