Ritengo doveroso fare chiarezza su una questione che nei giorni scorsi ha alimentato in modo molto vivace il dibattito nella comunità tuderte, e non solo, relativa alla presunta faziosità di moduli consegnati dalla Direzione Didattica di Todi ai genitori di alcune classi per acquisire il consenso relativo alla pubblicazione di foto e/o video degli alunni. Si asserisce da parte di esponenti politici del Popolo della Famiglia e di Todi per la Famiglia che questi moduli siano schierati a favore del DDL Zan. Non è ovviamente così perché alla scuola non compete il compito di orientare le scelte politiche di famiglie e studenti.
La modulistica in questione è una modulistica assolutamente conforme al Reg. UE 2016/679 – GDPR, il più recente Regolamento europeo sulla Privacy. Per tutto quanto attiene alla privacy la nostra scuola, come tutte le istituzioni scolastiche, si avvale per legge della figura del DPO. Il DPO è il Responsabile della Protezione dei Dati. Sintetizzando si tratta di un consulente legale e tecnico che supporta e consiglia la scuola in merito a tutto quanto concerne la complessa e intricata questione della privacy secondo i principi e le indicazioni del Regolamento europeo.
I moduli con relativa indicazione delle diciture per le firme sono stati proposti dal DPO alla nostra scuola e da noi acquisiti lo scorso anno scolastico. Gli stessi moduli sono stati utilizzati anche da altre scuole che si avvalgono della consulenza della stessa società. Per chi volesse approfondire la spinosa e controversa questione rimando ai vari pareri del Garante della privacy sull’argomento: in essi si può chiaramente evincere la ratio che ha spinto il Garante della Privacy a propendere per la dicitura “genitore” piuttosto che “padre” e “madre” (vi sono situazioni nelle quali il genitore non si identifica nella figura del “padre” o della “madre”, come ad esempio nel caso di tutori legali). Ricordo inoltre che la dicitura genitore 1 e genitore 2 è stata reintrodotta recentemente anche dalla ministra Lamorgese per la richiesta della carta d’identità dei minori di 14 anni ed ha sostituito la precedente “padre” e “madre”. In ultimo nelle schede di iscrizione ministeriali compare la dicitura “il genitore o chi ne fa le veci”, non riproponibile nel modulo in questione poiché le firme devono essere di entrambe i genitori. Qualora vengano reintrodotte dalla legislatore altre diciture diverse da “genitore” (ad esempio “padre” e “madre”) esse verranno ovviamente subito recepite dalla nostra scuola. Qualsiasi altra interpretazione dell’accaduto è una semplice strumentalizzazione priva di ogni fondamento.
Un paio di riflessioni conclusive. La prima riguarda l’auspicio che la politica consideri veramente la scuola come “motore del paese” e che, conseguentemente, metta realmente al centro delle sue decisioni le sue sorti e quelle dei giovani poiché da queste dipende il rilancio dell’Italia. Spiace invece constatare che a volte, come in questo caso, la scuola, le persone che vi operano e le loro opinioni personali, vengano utilizzate da vari schieramenti politici per finalità che nulla hanno a che fare con i reali interessi e bisogni degli studenti.









