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Le Province si sono difese mettendo sulle loro strade dei limiti di velocità improponibili, che di recente sono stati fatti rimuovere da un ricorso al TAR
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Sulla questione della manutenzione delle strade provinciali e l’apposizione di cartelli con limiti di velocità bassissimi, poi fatti rimuovere da una sentenza del TAR, si è espresso in una nota il Consigliere Comunale di Todi Civica, Floriano Pizzichini.

Solo qualche giorno fa, in redazione, avevamo raccolto lo sfogo di un responsabile delle manutenzioni della Provincia di Perugia che aveva dichiarato la propria impotenza di fronte ad una situazione che vede la responsabilità della manutenzione in capo all’ente, che però è impossibilitato ad effettuarla perché non gli vengono trasferiti i fondi sufficienti. Per difendersi dalla denunce di quanti subiscono danni a causa delle condizioni delle strade, hanno quindi imposto dei limiti di velocità di 5 e 10 km orari (nella foto un cartello girato per non renderlo visibile su una strada nella zona di Massa Martana in seguito alla sentenza).

Tali limiti francamente però non è possibile rispettarli e allora la responsabilità di quanto potrebbe succedere viene scaricata sull’utenza della strada e questo non è altrettanto corretto. Cosa fare allora per risolvere la questione? La questione se la devono risolvere tra gli Enti, che non possono mettere in pericolo la sicurezza dei cittadini.

“Dietro la vicenda dei cartelli con limiti da 5 e 10 km orari – scrive il Consigliere Floriano Pizzichini – apposti dalla Provincia di Perugia su circa 120 km di strade ed oscurati (temporaneamente) dal Tar, dopo la denuncia di una associazione di ciclisti, c’è da fare una riflessione politica per nulla scontata. La questione si può riassumere semplicemente: l’ente che gestisce le strade in questione non ha disponibilità economica per effettuare interventi di manutenzione su tutto il territorio. In alcuni, anzi in molti casi, le strade versano in condizioni pessime e mettono quotidianamente a rischio chi vi transita, con particolare riferimento a chi usa le due ruote. Accade quindi che qualora vi siano incidenti, anche gravi, ciclisti e motocicli sporgano denuncia all’ente gestore chiedendo risarcimento danni. Tale procedimento però innesca responsabilità penali che ricadono direttamente sui quei dipendenti della Provincia che, per ruolo e funzione, hanno in affido la gestitone tecnica di quelle strade. Una conseguenza giuridica che apre processi lunghissimi, in cui, a proprie spese (sino a giudizio) il professionista si deve difendere, spiegando al giudice competente che non vi sia stata negligenza, cattiva gestione o altra mancanza, ma che, più semplicemente, non si hanno le risorse per intervenire. Per ovviare a queste ipotesi, che tanto ipotesi non sono, la Provincia si attrezzò con i famosi cartelli da 5/10 km orari. Per la cronaca, è giusto ricordare, che dopo il provvedimento che ha oscurato i cartelli, ci sono stati altri due gravi incidenti che hanno coinvolto due ciclisti.

Ora è evidente che nella prospettiva del cittadino, l’idea di pagare fior di tasse per fruire di strade su cui si deve transitare a velocità improponibili, sia inaccettabile. Ma al contrario, bisogna chiedersi, perché il collasso di un sistema pubblico amministrativo dovrebbe ricadere sulle spalle di un semplice lavoratore, che, magari, svolge al meglio le sue mansioni e nulla c’entra con le scelte di chi redige bilanci e capitoli di spesa? In questo Paese, le responsabilità della politica (quando e se ci sono!) ricadono spesso su chi c’entra poco o niente. E le Istituzioni, la Giustizia e la politica, invece di ragionare a sistema, affrontano le questioni esclusivamente dalla propria prospettiva, con il risultato, che tutto si risolverà, tranne che il problema. Credo che sia arrivato il momento di aprire una riflessione seria sul tema delle responsabilità nella Pubblica amministrazione, che spesso crea paradossi, come nel caso del Sindaco indagato perché un bambino si era fatto male a scuola. E va fatto rapidamente, tanto nell’interesse dei cittadini, quanto in quello di chi opera nel pieno rispetto del proprio mandato”. 

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