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Lo so, l’Umbria non è la Patagonia, ma certe sue zone sono così selvagge e incontaminate che ne danno un po’ l’illusione. Uno se ne innamora, rompe il porcellino dove ha ammucchiato in una vita intera tutti i suoi riparmi e si compra un rudere con tanta terra in mezzo al nulla. Ma un nulla pieno di meraviglie, dove a pochi metri dall’uscio di casa hai tuoi prati dove pascolano daini, caprioli e cinghiali, dove quando è stagione puoi entrare nel tuo bosco e trovare funghi squisiti. Si sa, i sogni vanno perseguiti con sacrificio e determinazione perché pensi che la tua vita in un posto così è quello che hai sempre desiderato e ti renderà felice. Quel rudere tra mille difficoltà lo ricostruisci, lo vedi crescere mentre i tuoi risparmi invece decrescono a velocità vertiginosa. Prima è solo una scatola di pietra in mezzo al fango e poi pian piano a quella scatola aggiungi l’acqua dei pozzi che non c’erano, l’elettricità che prendi dal sole, il telefono, il Wi-Fi satellitare. E tutto attorno alla tua scatola, che hai voluta oltre ogni ragionevole sforzo, nel fango fresco del cantiere cominci a creare il tuo giardino, il tuo orto. Ma, la vita non è quella del Mulino Bianco, mai, neppure qui nel Far West. Tutto attorno a te ci sono gli altri, pochi ma ci sono, e fra essi quelli buoni, quelli gentili, quelli che se possono ti aiutano a entrare in sintonia con il luogo, ci sono però anche un tipo diverso di altri.

Gli “altri”, sissignore. 

Quelli che ti passano davanti all’uscio di casa con le loro motociclette rombanti stile Parigi Dakar, con i loro fuoristrada rialzati e super gommati tipo Camel Trophy, con i loro quad puzzolenti.
Quelli che si fiondano sul tuo cofano mentre scendi a passo d’uomo verso casa tua e ti tocca pagarti i danni e ti declassano la categoria di rischio e visto che nessuno si fa male devi anche ritenerti fortunato.

Quelli che non si accontentano di passare sulla tua strada privata che consenti loro di utilizzare anche se non ne avrebbero alcun diritto, vogliono passare proprio sui tuoi campi incuranti dei danni che procurano, anzi vogliono proprio fare la gincana, creare piste alternative ché la strada non gli basta.

Quelli che organizzano gare abusive di motocross e ti passano a centinaia sulla porta di casa per tutto il weekend.
Quelli che lasciano ovunque la loro schifosa spazzatura che siccome a te fa proprio schifo, appunto, te la raccogli da solo perché non ne sopporti la vista.
Questi sono gli incivili, ci sono ovunque, in tutto il mondo. Lo so per certo e qui dove vivo io non mancano di sicuro, sono pochi, sprezzanti, maleducati e irosi. Privi di empatia.

Poi ci sono quelli che sui fuoristrada non ci vanno proprio, ma sono malevoli. Quelli che rivendicano, che inventano, che calunniano, che si schierano senza capire o valutare. Quelli che il turista non lo vogliono bene educato, rispettoso dell’ambiente e della proprietà privata che calpestano. No, loro il turismo lo auspicano screanzato e scellerato. Sono quelli che non spenderebbero un centesimo per un chilo di brecciolino da mettere sulle strade che pretendono di utilizzare. E la manutenzione allora la fai tu, per undici anni, per far passare anche loro, sia i benvenuti civili amanti della natura sia i vandali e i maligni. E quest’ultimi sono tutti intorno a te. Come le querce, le ginestre, i tassi e gli istrici… Solo che loro pungono di più.

Dopo undici anni di sopportazione, alla fine stremato dici basta e ti rivolgi a un legale. Ma intanto per undici anni, dopo che ne hai viste di tutti colori, quello che se l’è passata male sei tu, altro che natura incontaminata e Patagonia. A tue spese sbarri quel tratto di strada che passa per il tuo terreno con un camion di pietre. Pietre che paghi con i tuoi soldi, niente prelievi di antichi massi dal Faena come sostengono i fantasiosi calunniatori. 

È una strada smarrita, chiusa sì, ma nella mente di chi si schiera senza sapere, senza capire e peggio ancora senza voler capire. Una strada che porta dritta all’inferno delle petizioni, delle cause in tribunale, della disamistade, perché come dice De André “il dolore degli altri è dolore a metà” o meglio ancora il dolore altrui non conta nulla.

Comunque ai turisti che vogliono passare a piedi e in bicicletta, ai cacciatori rispettosi della legge, ai raccoglitori di funghi posso solo dire: siate gentili e rispettosi come se attraversaste il vostro salotto buono, riportatevi a casa la vostra spazzatura e qui sarete i benvenuti.

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