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Cosa nasconde il patto di ferro tra il sindaco Ruggiano e il vicesindaco Ruspolini?
È una domanda che sorge spontanea dopo la farsa indecente che ha animato, nelle ultime due settimane, la politica regionale e locale. Lo scontro fratricida tra “briziarelliani” e “caparviani”, con Ruspolini che dà le dimmissioni dalla Lega e l’assessore regionale Melasecche che viene cacciato d’imperio da questo partito, restituisce, infatti, un quadro politico degradato e costituisce il capolinea di un’amministrazione regionale priva di una classe dirigente degna di questo nome alla vigilia di sfide fondamentali per lo sviluppo della nostra Umbria.

Il fatto che il sindaco Ruggiano risponda “niet” ai rappresentanti leghisti Caparvi ed Alessandrini venuti appositamente a Todi prima di Ferragosto per chiedere la testa del vicesindaco rivela l’esistenza di un patto di ferro tra i due che marginalizza le altre componenti della maggioranza e fa sospettare che lo sganciamento del Ruspolini dalla Lega sia stato ampiamente concordato col primo cittadino.
Abbiamo, dunque, un nuovo adepto dell'”Opera del Beato Adriano”, colui (il Beato) che si ritiene il più onesto e il più probo di tutti e senza le cui magnificenti imprese (a tal punto decantate che le conosce solo lui!) Todi sarebbe ancora un villaggio preistorico.

Insomma, mentre Lega e Fratelli d’Italia sono completamente marginalizzate dai nuovi equilibri politici (con la prima fuori dalla Giunta e anche, in sostanza, dal Consiglio comunale, visto che la silente consigliera Peppucci ha approvato ogni mossa del Ruspolini), si consolida l’asse tra il sindaco Ruggiano e il vicesindaco Ruspolini. Un patto di potere, peraltro, ulteriormente puntellato dall’utilizzo per scopi non proprio istituzionali della Rosa dell’Umbria, associazione che svolge per tramite di convenzione col Comune i servizi di protezione civile comunale.
Un triangolo che, visti gli ultimi quattro anni, non sembra fare gli interessi dei cittadini tuderti.

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