Si chiuderà il 31 agosto la carriera del dirigente scolastico del polo tecnico-professionale tuderte: intervista-bilancio di un decennio vissuto nel mondo dell'istruzione
marcello rinaldi

Il giro di interviste ai dirigenti scolastici degli istituti del territorio, proposti in questi mesi da TamTam, fa tappa al Ciuffelli-Einaudi di Todi, che vede in questi giorni un cambio al suo vertice, con il Preside Marcello Rinaldi, arrivato al traguardo della pensione, prossimo a lasciare il posto alla collega Venusia Pascucci. Occasione dunque per un bilancio non di un solo anno scolastico ma di oltre un decennio, durante il quale l’Istituto tecnico e professionale tuderte ha conosciuto profonde trasformazioni.

Quello che termina il 31 agosto è stato il suo ultimo anno da Dirigente del Ciuffelli-Einaudi di Todi: come è cambiato l’Istituto negli 11 anni della sua Presidenza?
“Undici anni sono un arco di tempo sufficiente per poter tracciare il percorso e lo sviluppo culturale di un’istituzione scolastica anche una scuola come il Ciuffelli-Einaudi che per le dinamiche del dimensionamento scolastico e della riforma degli istituti tecnici ha affrontato nell’ultimo decennio momenti di discontinuità. Per questo, prima di affrontare le tappe principali della mia presidenza, direi che il primo obiettivo raggiunto è stato quello di trasformare tre sedi scolastiche con vocazioni differenti, e con sette indirizzi di studio, in un polo tecnico-professionale la cui identità è data dal prezioso capitale umano di circa 160 docenti e 85 tra tecnici, amministrativi, ATA, dalle preziose risorse strumentali e laboratoriali a disposizione e, non da ultimo, dalla “bellezza” delle sedi scolastiche. Un Istituto, quindi, che è diventato un vero e proprio Campus per l’istruzione tecnica”.

Se dovesse enucleare 5 cose che ritiene siano in assoluto le più importanti tra quelle realizzate quali sceglierebbe?
“Ricordo telegraficamente: la trasformazione della scuola in una scuola digitalizzata 2.0;  l’internazionalizzazione con i gemellaggi con un istituto degli Stati Uniti e con il Dipartimento di agricoltura dell’Università di Pechino, l’essere diventata scuola ambasciatrice d’Europa, i molteplici percorsi Erasmus+, che hanno portato in tre anni a percorsi di mobilità all’estero più di 500 studenti;  l’essere diventata Scuola enologica dell’Umbria, dopo aver realizzato una moderna cantina sperimentale; l’avere a disposizione un numero di laboratori maggiore del numero delle classi stesse (63 laboratori e 45 classi); l’essere diventata per le imprese del territorio scuola di riferimento per la ricerca e l’assunzione di giovani; l’aver raddoppiato per l’indirizzo agrario il numero degli iscritti”.

Quale è stato il momento più difficile e quale quello più felice in questi 11 anni dal suo personale punto di vista?
“I momenti più tristi di questi anni sono stati solo due, entrambi legati al destino tragico di due studenti: uno morto suicida e l’altro vittima di un male incurabile. I più belli? L’onore di avere presieduto alla celebrazione di tre anniversari: il 150° dell’Istituto Agrario (il più antico d’Italia); il 60° dell’Istituto professionale “Giuseppe Angelantoni” e il 40° dell’Istituto Tecnico Commerciale e per Geometri “Einaudi”. Momenti indimenticabili. E poi l’aver aperto e fatto funzionare il primo convitto femminile della regione Umbria e, infine, aver potuto ingrandire l’azienda agraria della scuola, da 75 a 135 ettari”.

Che tipo di scuola lascia a chi le succederà dal 1 settembre: quale sono i 3 “cespiti” più importanti dell’eredità?
“Lascio una scuola che pur tra tante difficoltà ha ormai un percorso unitario con una precisa identità, quella della didattica laboratoriale. E ciò, credo, possa rappresentare una ricchezza per il territorio e per la regione tutta, per una formazione dei giovani con competenze più vicine al mondo dell’impresa e della produzione. Una scuola che ha attivato anche percorsi di formazione post-secondaria: divenendo polo tecnologico dell’Università Telematica Uninettuno e promuovendo un percorso di ITS Agroalimentare. Una scuola che ha assunto un ruolo di riferimento anche sul piano sociale attraverso le esperienze della fattoria didattica che ospita stabilmente e gratuitamente ragazzi fragili, coinvolgendoli in attività laboratoriali, anche dopo il conseguimento del diploma”.

Quale è il progetto che invece non è riuscito a realizzare o a portare a pieno compimento?
“L’unico rammarico è quello di non aver potuto completare in tempo per la fine del mio mandato uno speciale progetto, quello dei Laboratori Territoriali per l’Occupabilità, un progetto di oltre un milione di euro che, al termine, consentirà di realizzare un hub agroalimentare, un sorta di incubatore per i giovani imprenditori in agricoltura. Il lavoro è giunto a metà, ma sarà la prossima dirigente a portare a terminare l’opera”.

Dal 1 settembre sarà a riposo: resterà “nel giro” dell’ambiente scolastico? Che ruolo e attività vorrebbe svolgere da pensionato?
“Confesso che mi piacerebbe continuare a collaborare con l’Istituto Ciuffelli-Einaudi e con le altre scuole tuderti per sviluppare attività culturali a vasto respiro, sostenendone anche lo sforzo per divenire centro di produzione editoriale, in un tornante storico in cui la comunicazione veloce di internet ha in parte sostituito, ahimè, la millenaria trasmissione del sapere attraverso il libro”.

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