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Il Sindaco di Todi Antonino Ruggiano è solito concludere ultimamente i suoi messaggi social aggiungendo all’immarcescibile slogan “la vita è bella” le seguenti parole: “una città che cresce ogni giorno sempre di più”. Da forza politica riformista e progressista che ha a cuore i destini della città ci siamo chiesti, allora, su quali dati oggettivi il Sindaco fonda le sue tonitruanti affermazioni.

Ecco, dunque, alcuni numeri riguardanti la città di Todi. La popolazione anagrafica dal primo gennaio 2017 al primo giugno 2021 è passata da 16.148 unità a 15.163 unità, con un calo di 985 unità. Per avere un riferimento concreto, è come se avessimo perso tutta la popolazione di Collevalenza (718 unità) e Duesanti (264 unità). Il rischio concreto, tra poco, sarà quello di eleggere Sindaco e consiglieri comunali con il maggioritario secco senza doppio turno, come nei comuni sotto i 15.000 abitanti!

I decessi, caso unico in Umbria, nel 2019 sono stati il triplo delle nascite (222 contro 71), mentre quest’ultime in cinque anni si sono dimezzate (da 138 a 71), nonostante le “notti bianche della famiglia” e altre scelte tanto ideologiche e costose quanto inefficaci e strumentali messe in atto dall’assessorato guidato da Alessia Marta, vessillifera di una concezione di famiglia del tutto escludente al cui confronto quella di Pillon impallidisce.

Ulteriormente, gli ultrasessantacinquenni sfiorano il 30% della popolazione, l’età media della popolazione arriva quasi a 50 anni e la maggior parte dei giovani emigra già a 20 anni. La città. dunque, invecchia inesorabilmente.

Nel 2019 sono calate le imprese attive: un dato impressionante che, senza ombra di dubbio, la pandemia avrà reso ancora più problematico. Interi palazzi sia del centro storico che delle zone periferiche e frazionali risultano vuoti. Uno svuotamento di volumi edilizi, questo, difficilmente riconvertibile senza un piano almeno decennale che pesa drammaticamente anche sull’economia cittadina. La popolazione attiva è ormai pari a quella dei pensionati. Non si vedono nuove attività né, purtroppo, la crescita di quelle esistenti, se non in sporadici e preziosi casi.

Da ultimo il calo dei servizi sanitari con il depauperamento dell’Ospedale di Pantalla, prossimo allo smantellamento e svuotato di servizi, professionalità e strumentazioni difficilmente recuperabili nel breve e medio periodo senza uno scatto, in primis, delle istituzioni locali. Una ferita alla carne viva di sessantamila persone colpite in uno dei diritti fondamentali garantito dalla Costituzione, quello alla salute.

Se questo è il quadro di riferimento, parlare di città in crescita è una presa in giro, tanto più grave se a sostenere questa tesi sono coloro che dovrebbero avere un progetto almeno decennale per governare la nostra città. Perché il punto, infatti, è proprio questo: non solo valutare le responsabilità (che pure sono in capo soprattutto alla destra locale ed umbra, specie per quanto riguarda la sanità), ma prendere consapevolezza dell’assenza di un progetto per il futuro che spetta, innanzitutto, a chi governa.

La realtà, dunque, ci parla di un città che non cresce e che declina ogni giorno di più, anestetizzata da slogan, retorica, narcisismi, selfie, proclami, giaculatorie ed autoincensamenti che servono solo a coprire il vuoto pneumatico di idee e di proposte dell’amministrazione e della destra che la sostiene.

Il cittadino tuderte dalla politica intesa come attività che si prende cura della “polis”, ossia della città, si aspetta un progetto serio di governo e la risposta ad alcune semplici domande:
• quale welfare di fronte all’aumento del numero di anziani e al crescere di nuovi bisogni assistenziali della popolazione intera?
• quali incentivi per il rilancio e lo sviluppo economico, pur consapevoli dei limiti di azione di un ente locale? Quale uso dei fondi europei?
• quale strategia di sviluppo urbanistico? Quale uso o riuso dei volumi edilizi vuoti, soprattutto pubblici o di interesse pubblico?
• quale sanità pubblica e quale tipo di servizi sanitari territoriali nel Distretto e nell’Ospedale?
• quale politica ambientale? Quale politica dei trasporti e della mobilità nella città e verso la città?
• quali idee per cultura e turismo? Si può continuare a sperperare danari pubblici per eventi con scarso ritorno economico per la città e senza la minima programmazione?

Abbiamo posto alcune domande fondamentali che saranno alla base del programma del progetto amministrativo alternativo alla giunta Ruggiano. Altre ve ne saranno prossimamente.

Prima di ogni possibile risposta, tuttavia, occorre analizzare la situazione senza infingimenti, con realismo e discutere del futuro della città guidati dalla massima onestà intellettuale. Cose che il Sindaco e la destra non fanno, troppo presi dallo spargere in giro un ottimismo edonista che racconta una città che non esiste.

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