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Lungi da me sostituirmi al PD tuderte che, se ritiene, è in grado di replicare per proprio conto. A me interessa toccare altri aspetti. Consapevole che non esiste il vincolo di mandato ho sempre auspicato che chi fa politica applichi alcuni principi di etica e rispetto verso i cittadini.

Incensare il lavoro del consigliere Boschi, così come di altri, non è un qualcosa da sbandierare come se fosse un favore fatto ai cittadini ma non è altro che il lavoro per cui ci si è candidati, si è stati eletti. Poi i cittadini valuteranno se si è stati all’altezza del mandato ricevuto e la qualità del lavoro svolto.

Ciò che non condivido è il “dopo” l’uscita da un partito. Chiariamoci vale per tutti. Ora stiamo parlando di un passaggio specifico. Mi chiedo come si può essere eletti sotto il simbolo di un partito, in questo caso la Lega, quindi uscirne, anche in maniera fragorosa con accuse pesanti e restare al proprio posto con altra sigla?

Quello scranno, dove siete seduti, porta con sé i voti di elettori della Lega ovvero di quel partito di “poltronari” che non riconoscete più, che non rispecchia più la vostra visione. Quindi non potete farvi paladini di quegli elettori che li riconoscono e vi hanno votato.
Si può cambiare idea? Certo che sì! Ma si esce dal palazzo ci si presenta ai cittadini, si valuta il consenso e poi si vedrà. Ora si sta in consiglio con i voti di chi la pensa diversamente da voi che, oggi, non siete legittimati.

Questo è pensare in casa d’altri? No. Questo è pensare per la città, la casa di tutti non di alcuni.

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