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La ricerca curata da Chiara Lalli, docente di Storia della Medicina, e Sonia Montegiove, informatica e giornalista umbra, presentati a Roma durante il Congresso Nazionale dell’Associazione Luca Coscioni: la situazione in Umbria
sonia montegiove luca coscioni

Sono stati presentati domenica 10 ottobre in anteprima a Roma, al congresso nazionale dell’Associazione Luca Coscioni, svoltosi a Palazzo Brancaccio, i dati di una ricerca in campo nazionale sui medici ginecologi obiettori di coscienza,  un lavoro curato da Chiara Lalli, docente di Storia della Medicina all’Università “La Sapienza”, e da Sonia Montegiove, giornalista e informatica umbra, esperta degli open data.

Dinanzi ad una folta platea, è stato rappresentato come in Italia ci sono almeno 15 ospedali in cui il 100% dei ginecologi è obiettore di coscienza. E’ il dato principale che emerge dall’indagine “Mai dati!”, un primo elemento di riflessione che non compare  nella Relazione sulla legge 194/78 del Ministero della Salute, che, aggregando i dati per regione, di fatto non rende pubbliche le percentuali di obiettori sulle singole strutture. Secondo la Relazione, infatti, il massimo di obiettori che risulta è dell’ 85,8%  in Sicilia.  

L’indagine di Chiara Lalli e Sonia Montegiove, nata con l’obiettivo di appurare se la legge 194/78 sulla interruzione volontaria della gravidanza sia effettivamente applicata, evidenzia come la Relazione sulla stessa legge del Ministero della salute pubblicata lo scorso 16 settembre e i dati in essa contenuti restituiscano una fotografia poco utile, sfocata, parziale di quanto avviene realmente nelle strutture ospedaliere del nostro Paese.
Alla richiesta di accesso civico a tutte le ASL e alle aziende ospedaliere censite dal Ministero della salute, ha risposto circa il 60% (al 30 settembre 2021). I risultati dell’indagine saranno aggiornati non appena saranno disponibili tutte le risposte.

Tra i dati più interessanti emersi finora, appunto, le 15 strutture ospedaliere in cui il 100% dei ginecologi è obiettore e i 5 presidi in cui la totalità del personale ostetrico o degli anestesisti è obiettore. Ci sono poi 20 ospedali con una percentuale di medici obiettori che supera l’80%. E altri 13 quelli con una percentuale di personale medico e non medico e supera l’80% (vedi mappa QUI).
Le regioni in cui ci sono ospedali con il 100% di ginecologi obiettori di coscienza sono Lombardia, Liguria, Piemonte, Veneto, Toscana, Umbria, Marche, Basilicata, Campania, Puglia.

“Uno degli aspetti più gravi di non applicazione della legge 194, che dice che l’obiezione non deve essere di struttura, che il servizio va garantito e che la relazione ministeriale non vede”, hanno dichiarato le autrici dell’indagine Chiara Lalli e Sonia Montegiove. “L’indagine ha una ragione politica e una pratica: i dati dovrebbero essere pubblicati regolarmente e in modo diverso, aperti e dettagliati sulle singole strutture, come previsto dal codice dell’amministrazione digitale per il principio che i dati devono essere aperti e accessibili. Solo se sono aperti i dati hanno davvero un significato e permettono alle donne di scegliere in quale ospedale andare, sapendo prima qual è la percentuale di obiettori nella struttura scelta. Non tutte possono scegliere perché vivono in una città dove c’è un solo ospedale oppure in una regione dove c’è un unico non obiettore. Un servizio medico non dovrebbe essere applicato in modo tanto diverso e non omogeneo”.

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