In arrivo sotto l'albero un volume curato da Marcello Rinaldi che ricostruisce, in oltre 300 pagine e quasi 500 foto, un secolo e mezzo di storia dell'arte lignea tuderte, con le officine, le famiglie, le persone e la produzione mobiliera locale
mobile classico di todi

Nel ricco panorama editoriale tuderte, sta per arrivare sotto l’albero una pubblicazione tutta dedicata ad un tema di particolare interesse, quello del Mobile Classico di Todi e delle Botteghe dei “Maestri del legno”. Autore di questo lavoro di ricostruzione particolarmente impegnativo è Marcello Rinaldi, preside emerito dell’Istituto Ciuffelli-Einaudi, durante la cui dirigenza, terminata appena qualche mese fa, aveva preso avvio la ricerca, ora sfociata nel “Quaderno 19”, un numero che la dice lunga sulla prolificità di una collana che ha saputo ben presto superare i confini scolastici, per arrivare a documentare iniziative e a diffondere studi di sicuro interesse per tutta la comunità locale.

Il volume, composto da 312 pagine e arricchito da oltre 450 immagini, si articola in tre parti: Il caso di studio delle Botteghe-Scuola degli artigiani del legno di Todi; il Repertorio delle Botteghe-Scuola dal Secondo Ottocento; La cooperazione, le manifestazioni e la vita associativa degli artigiani del legno.  A corredo figura anche un’appendice con le voci dialettali todine riferite all’arte del falegname, dell’intaglio e dell’intarsio e l’apparato degli indici, all’interno dei quali compare anche il primo repertorio della produzione mobiliera di Todi.

Il libro, dedicato alla memoria di don Vincenzo Faustini, direttore dell’Istituto Artigianelli Crispolti, che “con passione ha ispirato i giovani tuderti all’arte del mobile classico”, si avvale della presentazione di Don Carlo Franzoni, presidente della Fondazione Crispolti, erede del patrimonio culturale e di esperienze del canonico Luigi Crispolti che, fin dal 1847, in un periodo storico in cui poche persone avevano accesso all’istruzione e in cui la maggior parte dela popolazione viveva in povertà, aveva dato vita alla “scuola degli artigianelli” con l’intento di  avviare al lavoro ragazzi orfani e giovani indigenti, elaborando un originale modello di istruzione, ovvero le “botteghe artigiane” in cui i ragazzi si recavano ad “imparare il mestiere”.

Nella sua introduzione, Marcello Rinaldi esordisce ricordando come già nel 1846, nell’ambito dell’elaborazione di un progetto per realizzare un Istituto Tecnico Agrario nella città – da intendersi come scuola che promuovesse allo stesso tempo la formazione agronomica e la formazione degli artigiani – veniva teorizzato così l’apprendimento dei mestieri artigiani all’interno delle botteghe tuderti:Gli istruttori dell’Istituto saranno i capi di bottega della città presso dei quali si mandassero gli allievi. Già si dette che le arti da coltivarsi nell’Istituto istesso saranno quelle delle quali difetta il Municipio“.

E proprio dal 1847 prende il via il repertorio che censisce oltre 216 botteghe del legno operanti in città nel corso di oltre un secolo e mezzo; una schedatura vera e propria corredata da una descrizione delle varie officine, della loro specializzazione, delle persone che vi hanno operato e dei lavori con i quali hanno lasciato traccia. Il tutto arrivando a ricostruire anche una sorta di albero genealogico (riprodotto a pagina 228) dell’evoluzione delle principali “famiglie” dell’arte lignea a Todi nel corso del XX secolo.

Il lavoro di ricerca, la cui mole è richiamata dalla mole di circa 250 note, si avvale di due interventi a firma: quello di Filippo Orsini, direttore dell’Archivio Storico di Todi, con un contributo sulla Confraternità di San Giuseppe dei falegnami di Todi, e di Paolo Mantilacci, già direttore dell’Azienda di Promozione Turistica del Tuderte, che ha ricostruito la storia della mostra dell’artigianato del mobile classico fra il 1956 e il 2013.

La pubblicazione è un generoso gesto di attenzione alla memoria del mobile classico todino, anche per valorizzare e tenerne viva la cultura che questa arte ha saputo sprigionare nel tempo, delineando per alcuni decenni una vera e propria identità della città, senza alcuna ambizione di delineare un possibile futuro per l’artigianato artistico, smarcandosi da quelle forme di nostalgia del passato, piuttosto frequenti in questo ambito, spesso nocive alla ricerca di un nuovo modello d’istruzione e formazione professionale.

 

 

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