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Per le giornate del 30 dicembre, del 2 e del 6 gennaio è possibile prenotare la visita guidata gratuita alla collezione di modelli, bozzetti e opere in gesso dello scultore Enrico Quattrini che vi è stata artisticamente collocata
chiesa aperta 2

Da qualche giorno Todi è una città con due (ex) chiese aperte in più. E se non proprio aperte e visitabili, almeno visibili per tutta la durata delle festività, ovvero fino al 6 gennaio. Sono quelle di Sant’Antonio Abate e della Santissima Trinità, due strutture di proprietà comunale, restaurate e appunto godibili a tutti attraverso la bussola di vetro che è stata installata subito dopo i portoni di ingresso. E questo in attesa che i due ambienti entrino nella gestione di Coop Culture, che cura già le aperture degli spazi culturali cittadini.

Nelle giornate del 30 dicembre, del 2 e del 6 gennaio sarà possibile visitarle anche all’interno con guida gratuita (per le prenotazioni ci si può rivolgere  all’Ufficio Turistico presso i Portici Comunali, tel. 0758956227). La visita permetterà di ammirare e conoscere la collezione di studi, modelli e bozzetti di opere realizzate da Enrico Quattrini, in gran parte provenienti dallo studio romano dello scultore, donate al Comune di Todi dai familiari dell’artista. Il nucleo principale comprende gessi e terrecotte esposti all’interno della Chiesa di Sant’Antonio Abate, in un percorso organizzato secondo un criterio cronologico che documenta la lunga carriera dell’artista tuderte, dalle prime prove giovanili alle opere eseguite all’apice del suo successo.

Parte integrante della raccolta sono i gessi, alcuni di notevoli dimensioni, conservati nella ex Chiesa della Trinità, dove la disposizione delle opere tende a ricreare la suggestiva atmosfera dell’atelier dell’artista. Un patrimonio prezioso che costituisce il giusto riconoscimento nei confronti di uno scultore che fu tra i più attivi e ricercati del primo trentennio del Novecento.
La Gipsoteca è il frutto del pregevole intervento di recupero degli spazi espositivi e del materiale conservato sin dagli anni Ottanta nei depositi del Comune di Todi.

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