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I primi profughi ucraini stanno arrivando anche in Umbria e a Todi in questi giorni. Altri ne arriveranno nelle prossime settimane, se la guerra scatenata da Putin non sarà fermata. Al momento, la maggior parte di coloro che fuggono dall’assalto delle truppe russe ha raggiunto la nostra regione autonomamente, utilizzando contatti di parenti e amici che vivono qui e si sono attrezzati per accoglierli. Intanto le nostre comunità devono organizzarsi attraverso la rete di associazioni e strutture che costituiscono la rete di accoglienza diffusa sul territorio, che rappresenta il modo migliore per gestire un possibile esodo di qualche milione di persone in Europa.

In Umbria e a Todi la macchina della solidarietà è partita subito. Fin dai primi giorni del conflitto, le parrocchie, la Caritas, le organizzazioni di volontariato, l’ARCI e le altre associazioni, anche secondo le direttive del governo, hanno cominciato la raccolta e consegna di viveri, vestiti e medicinali per i fuoriusciti nelle città polacche confinanti con l’Ucraina occidentale. Anche il PD mette a disposizione le proprie sedi, come punti di raccolta di materiali per gli sfollati. I Prefetti e le questure, che si coordinano con i commissari delle regioni, individuati nei presidenti di regione, stanno dando le disposizioni per censire la presenza di sfollati nelle nostre città, attribuire la qualifica di Straniero Temporaneamente Presente sul territorio nazionale e consentire così l’assistenza sanitaria, il controllo pandemico e l’utilizzo di tutti i servizi essenziali, in primo luogo l’accoglienza a scuola dei bambini appena arrivati. In questa situazione i Comuni hanno un ruolo fondamentale nell’organizzazione attiva dell’accoglienza. Non possono, come ha annunciato l’assessora alle politiche sociali di Todi, limitarsi al coordinamento delle iniziative altrui. Serve attivarsi concretamente per garantire la prima e, probabilmente, anche la seconda accoglienza. In primo luogo reperire alloggi e/o mettere a disposizione strutture. Occorre mettere a disposizione risorse per aiutare direttamente e indirettamente le famiglie dei profughi e chi li aiuta.

Certo è apprezzabile che ci sia un ripensamento rispetto alla questione dell’accoglienza da parte dell’amministrazione comunale, tuttavia non possiamo fare a meno di far notare due fatti, incontrovertibili alla luce degli avvenimenti di questi giorni. Il primo è che, anche nella nostra città come sul proscenio nazionale, i rappresentanti delle forze politiche che sostengono Ruggiano, che ha smantellato la rete dell’accoglienza territoriale chiudendo i progetti di sostegno all’integrazione di rifugiati africani in attesa di asilo, alle famiglie sfollate dalla Siria, alle vittime di tratta e alle minori straniere non accompagnate, quegli stessi che hanno avviato iniziative di propaganda discriminatoria nei confronti dei cittadini stranieri, regolarmente residenti nella nostra città, prevedendo requisiti incostituzionali per l’accesso alla casa o ai servizi scolastici, quegli stessi, oggi, si dicono pronti ad accogliere bimbi, mamme e papà. Bene, ne siamo felici! Ci sembra importante sottolineare però che non si possano fare distinzioni tra le famiglie che premono ai confini dell’occidente a seconda del paese dal quale provengano o, peggio, a seconda del colore della pelle. I bambini che troviamo morti sulle spiagge del mediterraneo non sono meno “bimbi” degli altri. Le madri e i padri che li accompagnano, in cerca di un futuro migliore per loro, e che muoiono congelati davanti al filo spinato dei muri eretti al confine orientale d’Europa, non sono meno “mamme e papà” degli altri. Faccio allora una proposta, l’Umbria e Todi, terra di pace e di accoglienza, mettano fine allo spettacolo osceno, che ci viene offerto in questi giorni, di profughi neri che scappano dall’Ucraina e vengono respinti in base al colore della pelle. Accogliamo anche quelle mamme e quei papà! La seconda questione che rilevo è che il sovranismo, il nazionalismo e il neofascismo si confermano, anche alla luce degli avvenimenti in corso, una sciagura per l’Europa e i popoli europei. I rappresentanti di quella politica antieuropea,  che hanno tentato di affermare i principi della democrazia illiberale in contrapposizione a quelli della democrazia liberale, gli amici dei leaders di Ungheria e Polonia, di Putin e di Steve Bennon, ideologo di Trump, siedono in Consiglio comunale e in quello regionale e hanno davanti agli occhi il fallimento delle loro idee e delle loro politiche. Dovrebbero riconoscere pubblicamente i propri errori, non semplicemente cambiando maglietta, ma cambiando politica.

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