Entro metà maggio, sui banchi dei primi punti vendita selezionati dal Consorzio regionale, arriverà la carne di cinghiale cacciato in Umbria sotto forma di pacchi sottovuoti etichettati e tracciati “dal bosco al consumatore”, con indicato il giorno dell’abbattimento del capo, l’azienda agricola e/o il cacciatore che ha operato la selezione, il mattataio e il laboratorio di sezionamento. Alla carne si affincheranno salumi, salsicce e sughi della stessa selvaggina, i cui animali sono in cima alla lista di quelli che procurano gravi danni alle coltivazioni agricole umbre.
Si stima che nella regione, dove esiste un grande mercato parallelo sommerso, possano essere circa 25.000 i capi abbattuti all’anno. Il Consorzio lavorerà non i cinghiali derivanti da attività venatoria ma solo quelli da prelievo di selezione e contenimento, assicurando un servizio di raccolta selvaggina tramite celle mobili e trasporti ben coordinati. Il tutto all’insegna della trasparenza, non solo nell’etichetta ma anche nei costi dei vari passaggi, affinchè il ricavato della vendita delle carni, depurato appunto degli oneri di lavorazione e certificazione, possa tornare nelle tasche dell’agricoltore/allevatore/cacciatore che ha abbattuto il capo, rappresentando così un rimborso per i danni sopportati.
La notizia della nascita della nuova filiera arriva nello stesso momento in cui la Regione ha diffuso una nota nella quale si dice che, sulla base dei controlli effettuati dell’Istiuto Zooprofilattico Sperimentale di Umbria e Marche, il 43% dei cinghiali controllati risulta essere affetto da Epatite E. Un dato che ha destato non poche preoccupazioni e che potrebbe contribuire al decollo della nuova filiera, per la cui messa a punto non sono mancate difficoltà, ha tenuto a sottolineare Ubaldo Rosati, presidente del Consorzio regionale degli operatori di filiera nel corso di un incontro partecipativo al quale era presente anche l‘onorevole Filippo Gallinella, presidente della Commissione agricoltura della Camera, il quale ha assicurato il proprio sostegno all’iniziativa.
Associati del Consorzio sono nove macelli operanti nella regione, con quello di Gualdo Tadino che assorbirà il 60-70% del lavoro, il resto per il momento graverà sulla struttura di Massa Martana. Tre i centri di lavorazione carni, a Passignano sul Trasimeno, a Gubbio e a Castiglione del Lago, che assolverà anche il ruolo di primo punto vendita accreditato. Al tavolo di coordinamento erano presenti anche il presidente dell’Atc 3 Terni, rappresentanti della Confcommercio, dirigenti delle autorità sanitarie e perfino dell’associazione dei consumatori Adiconsum. “Il Consorzio – spiega il cordinatore della filiera del cinghiale, Federico Rosati – si assumerà il compito di coordinare i cinque passaggi, soprattutto nella fase di messa a punto iniziale. Le richieste di acquisto non mancano e registriamo interesse anche dal mondo della Gdo.










