Sabato 28 maggio, alle ore 16, nella Sala del Consiglio dei Palazzi Comunali, trent'anni dopo Capaci, il racconto esclusivo di una grande amicizia e di una lunga collaborazione nella lotta contro la mafia
falcone

E’ la consapevolezza che solo la responsabilità di ognuno di noi nel preservare e rinnovare l’eredità di Falcone e Borsellino che, a trent’anni dalla strage di Capaci, sta spingendo in tutta Italia a dare forma ad iniziative di memoria e di impegno aventi a protagonisti questi straordinari servitori dello Stato ed interpreti della giustizia. 
Anche Todi non ci si sottrae a un doveroso tributo: sabato 28 maggio, alle ore 16, nella Sala del Consiglio dei Palazzi Comunali, è infatti in programma la presentazione del libro “Giovanni e io” di Pino Arlacchi (Edizione Chiarelettere), che sarà in città per parlare della sua amicizia con il Giudice Falcone. Lo farà nel corso di un dibattito con Catiuscia Marini ed Ettore De Conciliis.

Pino Arlacchi è una delle massime autorità mondiali in tema di sicurezza umana e per la sua attività pubblica contro i poteri criminali. Professore ordinario di Sociologia, ex vicesegretario generale e direttore esecutivo del programma antidroga e anticrimine dell’Onu, è stato collaboratore e amico dei giudici Chinnici, Falcone e Borsellino. Deputato e senatore, parlamentare europeo, è stato tra i maggiori architetti della strategia antimafia italiana negli anni Ottanta e Novanta dello scorso secolo. Ha redatto il progetto esecutivo della Dia, la Direzione investigativa antimafia.

“Potrei fare a meno di molte persone ma mai di Pino Arlacchi”, ebbe a dire in un’occasione Giovanni Falcone, a testimonianza del rapporto personale tra i due e del contenuto raro ed originale del libro. Com’era collaborare con Falcone? Quali erano le sue riflessioni più private? Come si svolgeva il suo lavoro investigativo? In un crescendo appassionato e pieno di dettagli inediti, Pino Arlacchi racconta per la prima volta la storia della sua amicizia con Falcone dal 1980 fino a Capaci, gli incontri privati nella casa del giudice in via Notarbartolo a Palermo, l’eccezionale impresa conoscitiva e giudiziaria che porterà al maxiprocesso, i viaggi comuni negli Usa per decifrare con gli inquirenti americani le trafile del grande traffico di eroina tra la Sicilia e gli Stati Uniti, la scoperta del riciclaggio nei paradisi fiscali, i retroscena dell’incontro con Tommaso Buscetta e quelli dell’arrivo di Falcone a Roma, al ministero di Grazia e Giustizia, e del mancato pentimento di Tano Badalamenti. Il tutto all’ombra della grande sfida con Giulio Andreotti e la mafia di Stato.

Sono tante le storie mai raccontate prima, che restituiscono con nettezza il profilo di un professionista e di un lavoratore instancabile, ben diverso da quello dell’eroe solitario e votato alla sconfitta depositatosi nella memoria collettiva dopo la sua tragica morte. Falcone non è morto solo e non è morto invano. Le pagine colpiscono perché mostrano in presa diretta il lavoro sul campo di un grande magistrato, in costante intesa con un ricercatore sociale “che fabbrica cartucce che gli consentono di sparare più lontano.

Sullo sfondo c’è l’Italia degli ultimi tre decenni del secolo scorso, tratteggiata con maestria dall’autore: la strategia della tensione, la Guerra fredda e l’alleanza asimmetrica con gli Stati Uniti. Una parte importante è dedicata al racconto dell’influenza degli apparati d’intelligence americani nelle storie italiane, compresa la grande stagione della lotta alla mafia. Un libro che riempie dunque un vuoto e rappresenta un contributo essenziale per conoscere le opere e i giorni di Giovanni Falcone.

“I miei giorni si sono intrecciati con quelli di un uomo eccezionale, pieno di vita, che sentiva l’approssimarsi della fine e continuava ostinato a navigare nella tempesta”, scrive Pino Arlacchi, che tra irisultati ottenuti durante il suo mandato alle Nazioni unite c’è quello del’approvazione da parte dei Paesi membri del Trattato mondiale contro la criminalità organizzata transnazionale, il sogno di Giovanni Falcone.

Presidente del Forum internazionale di criminologia e diritto penale, un’associazione di studiosi d’eccellenza provenienti da 50 paesi, con sede a Pechino, Arlacchi è stato autore di molti altri libri di successo, tradotti anche all’estero: Gli uomini del disonore (Mondadori 1992), Schiavi. Il nuovo traffico di esseri umani (Rizzoli 1999), La mafia imprenditrice. Dalla Calabria al centro dell’inferno (il Saggiatore 2007), L’inganno e la paura. Il mito del caos globale (il Saggiatore 2009), I padroni della finanza mondiale. Lo strapotere che ci minaccia e i contromovimenti che lo combattono (Chiarelettere 2018).

Nella foto: Pino Arlacchi con Giovanni Falcone e Paolo Borsellino (foto ©Franco Zecchin)

 

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